Il manager: "Il piano non è più in linea con la visione del Cda"

Lo ha ripetuto una decina di volte nelle ultime conference call con gli analisti: “No M&A”, nessuna fusione. Un’ostinazione, quella dell’amministratore delegato di Unicredit, che gli è costata il futuro alla guida dell’istituto di Piazza Gae Aulenti. In una nota diffusa a tarda serata il manager fa sapere che si ritirerà dal suo ruolo alla fine del mandato in corso, che scade nell’aprile 2021 insieme a quello dell’intero consiglio di amministrazione. Una conferma anticipata da diverse indiscezioni stampa e che, spiegano fonti, era stata presa già da tempo. Si fa più vicina ora l’ipotesi di aggregazione con Mps, fortemente auspicata dal Tesoro italiano. Dall’esecutivo arriva solo il ‘no comment’ sull’annuncio di Mustier del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, al termine dell’Eurogruppo.

Ringraziando tutti i colleghi del gruppo che Mustier lascierà al più tardi il prossimo aprile, il ceo riferisce la motivazione ufficiale del suo ritiro. “Nel corso degli ultimi mesi”, spiega, “è emerso che la strategia del Piano Team 23 e i suoi pilastri fondanti non sono più in linea con l’attuale visione del consiglio di amministrazione. Di conseguenza ho preso la decisione di lasciare il gruppo alla fine del mio mandato ad aprile 2021, in modo da consentire al Consiglio di definire la strategia futura”.

Il presidente designato Pier Carlo Padoan e il consiglio di amministrazione avvieranno ora una ricerca, “sia all’interno che all’esterno del gruppo”, per identificare la nuova guida dell’istituto. Mustier “manterrà il suo incarico fino alla fine del suo mandato o fino alla nomina di un successore per garantire una transizione ordinata”, chiarisce il gruppo.

Che sia stata una questione politica, e non di numeri, è un dato di fatto. Dal suo arrivo in Unicredit quattro anni fa Mustier ha ridotto considerevolmente l’ammontare delle sofferenze dell’istituto, semplificato la struttura organizzativa, risanato il bilancio e ceduto asset non essenziali. Prima della frenata dovuta alla pandemia l’istituto era in buone condizioni finanziarie. Era pronto anche per una possibile acquisizione, magari – riportavano altre indiscrezione – della tedesca Commerzbank. Soprattutto visto che nel frattempo il lancio dell’Opa di Intesa Sanpaolo su Ubi ha ridotto in Italia i candidati migliori per un’aggregazione.

Intanto le indiscrezioni sul sostituto di Mustier iniziano già a circolare. Nei piani del Tesoro italiano Unicredit sarebbe il cavaliere bianco di Mps e il successore di Mustier dovrebbe traghettare l’istituto verso un’aggregazione. Non a caso è stato già cooptato in cda Padoan, che ha seguito il dossier Mps durante la sua permanenza in via XX settembre.

Tra i nomi indicati dalla stampa c’è quello di Matteo Del Fante, ceo di Poste. In una nota il gruppo ha definito “destituita da ogni fondamento” l’indiscrezione riportata dai giornali. Tra i papabili anche Victor Massiah, ex amministratore delegato di Ubi Banca, oppure Marco Morelli, fino a qualche mese fa a guida di Mps. In corsa per il posto di Mustier potrebbe esserci infine l’amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel.

Il confronto sulla governance si intreccia quindi inevitabilmente con l’eventuale valutazione di un’operazione con l’istituto senese. Gli analisti di Equita Sim ritengono che un deal potrebbe rivelarsi neutrale sotto il profilo del rischio e del capitale per Unicredit solo in caso di pieno riconoscimento delle Dta di entrambe le banche (circa 3,6 miliardi ciascuna), oltre che con un aumento di capitale di 2,5 miliardi.

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