Governo, Giavazzi: Renzi può dare una scossa, non tentenni su riforme

Governo, Giavazzi: Renzi può dare una scossa, non tentenni su riforme

di Lorenzo Allegrini

Torino, 5 apr. (LaPresse) – Il Def targato governo Renzi “ci sorprenderà” e darà “una scossa” all’economia italiana. Però l’esecutivo deve chiarire al più presto tutte le novità sul mercato del lavoro per accelerare la ripresa e deve andare avanti “senza tentennamenti” sulle riforme istituzionali. A dirlo è Francesco Giavazzi, economista ed editorialista del Corriere della Sera, già super-consulente del governo Monti. Giavazzi risponde alle domande di LaPresse mentre è negli Stati Uniti per tenere il suo corso al Mit di Boston. Il professore di economia loda Renzi sulla scelta di superare la concertazione, ma lo bacchetta chiedendo “più coraggio” nei provvedimenti a favore delle imprese. Per Giavazzi lo spread è calato soprattutto per merito del presidente della Bce, Mario Draghi. Ma il professore ammette: con Renzi la fiducia nell’Italia ha avuto un “nuovo slancio”.

Il governo Renzi si prepara ad aggiornare il Def, includendo le misure annunciate nelle famosa conferenza stampa delle slide. Per alcuni si tratta di misure shock, per altri di un libro dei sogni.

“Aspettiamo di vedere. Per ora non conosciamo le misure in dettaglio. Ma mi aspetto che Renzi possa dare una scossa all’economia italiana. Credo che i contenuti del Def ci sorprenderanno per la determinazione”.

Quali sono le cose da fare con maggiore urgenza?

“Consiglierei al governo Renzi di chiarire il contenuto del Jobs Act. Credo che sia la cosa più importante, almeno in economia perché serve a far ripartire il mercato del lavoro. Ed evidentemente andare avanti senza tentennamenti sulla riforma del Senato e la legge elettorale, che sono la condizione per poter tornare al voto e ad una maggioranza stabile ed omogenea”.


Lei ha condiviso la scelta di concentrare gli sgravi dalla parte del lavoratore, con gli 80 euro in più in busta paga? E’ sufficiente uno sgravio del 10% dell’Irap e il taglio per 1,4 miliardi complessivi della bolletta energetica delle imprese?

“Meglio di niente. Io comunque avrei preferito più coraggio sul lato delle imprese attraverso maggiori riduzioni di spese”.

Renzi ha già dovuto scontrarsi con quella che ha definito “la strana coppia” Squinzi-Camusso. Condivide la scelta del governo di superare la concertazione in nome di un generico “ascolto” delle istanze delle parti sociali?

“Sì certamente, la concertazione va abbandonata. Lo aveva fatto Monti, ma poi con Letta eravamo tornati indietro. Mi era molto piaciuto il tentativo di aggirare la ‘strana coppia’ parlando direttamente con il segretario della Fiom Maurizio Landini. Ma poi mi pare che purtroppo questo tentativo intelligente si sia perso per strada”.

Secondo alcune stime le misure annunciate da Renzi rischierebbero di far balzare il deficit oltre il 3% del Pil, perché le coperture sarebbero incerte per due terzi della manovra. Condivide?

“Ritengo che il ministro dell’Economia vigilerà sul rispetto dei vincoli di bilancio”.

I mercati sembrano avere di nuovo fiducia nell’Italia. Lo spread torna ai livelli della prima metà del 2011, mentre i tassi dei Btp sul mercato secondario ripiegano sui minimi storici. Ora si può puntare tutto sulla crescita?

“Durante il governo Letta lo spread è sceso grazie soprattutto a Mario Draghi. Ma anche all’andamento di mercati emergenti, come Turchia, Brasile e Russia le cui difficoltà hanno convinto gli investitori a spostarsi di nuovo verso la periferia europea. Renzi ha portato un nuovo slancio di fiducia e questo aiuta. Lo si è visto, ad esempio, quando la Fondazione Mps ha voluto vendere azioni della banca, e c’era la fila”.


Secondo lei la spending review può frenare la ripresa con effetti recessivi?

“Certo che no: i tagli alla spesa non sono recessivi”.

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