Milano, 17 mar. (LaPresse) – Rosneft, la più grande società petrolifera quotata al mondo, continua la sua espansione in Italia. Dopo aver acquisito lo scorso giugno il 21% della Saras della famiglia Moratti, oggi ha acquistato per circa 500 milioni, cifra ufficiosa, il 13% della Pirelli. Ad uscire dal capitale è il fondo Clessidra. A prima vista un super affare, visto che il valore a capitalizzazione in Borsa è molto superiore: Pirelli vale in tutto 5,73 miliardi, e quindi il 13% dovrebbe valere 750 milioni circa. In realtà l’accordo prevede l’impegno di Rosneft a farsi carico di parte del debito di Camfin. L’operazione fa felice anche Marco Tronchetti Provera, che forse anche grazie all’amicizia con i Moratti, ha convinto i russi ad investire e soprattutto a non lasciare invariati i patti parasociali attuali. L’ex presidente Telecom ora resterà a capo della Pirelli fino al 2019, evitando così la temuta opzione ‘exit’ che Clessidra aveva fissato ‘ad personam’ al 2017.

Per comprendere quest’ultimo passaggio però, va spiegato tecnicamente com’è avvenuto l’ingresso di Rosneft. Oggi il primo socio di Pirelli si chiama Camfin, che non è più quotata da fine 2013, ed era detenuta finora al 100% da Lauro Sessantuno. Camfin detiene il 26,19% del capitale di Pirelli, ed è largamente il socio unico con più capitale, quindi esprime cda e presidente. I soci di Lauro Sessantuno fino a stamattina erano: Nuove Partecipazioni (ovvero Tronchetti Provera) con il 39,09%, Lauro54 al 24,06% dietro cui c’è il fondo Clessidra, e poi Unicredit ed Intesa Sanpaolo entrambe al 18,43%. Ora invece la compagine azionaria di Camfin risulta così composta: Rosneft al 50%, e l’altro 50% in mano a una nuova joint company con Nuove Partecipazioni all’80% ed Intesa e Unicredit al 10%. Oltre all’uscita di Clessidra, c’è stato infatti anche un riequilibrio delle quote tra i soci, con le due prime banche del Paese che hanno portato la propria partecipazione dal 18,43% al 5% di Camfin. Tutti hanno venduto i titoli a Rosneft a 12 euro, ovvero il valore di mercato attuale.

Uscita Clessidra e ridottosi il ruolo delle banche, Tronchetti quindi oggi incassa un super mandato di 5 anni, con soci più stabili ed un partner di primissimo livello. Se l’accordo andrà in porto, servono infatti svariate approvazioni da parte di autorità e cda, ne beneficeranno anche gli altri soci: i Malacalza che sono al 6,98%, i Benetton che sono al 4,61% con la loro holding Edizione, Mediobanca che è al 3,95%, i fondi italiani e retail che hanno il 14,38%, e quelli esteri che detengono tutti insieme il 43,23%. Tronchetti non dovrà più sottostare al raggiungimento di alcuni target al 2017, che se mancati avrebbero portato alla cosiddetta ‘exit’ che poi avrebbe coinvolto anche Clessidra trascinando anche le banche. In assemblea il 9 maggio, sarà quindi presentata una lista per il cda già espressione di questa nuova governance. Resta da capire se Tronchetti continuerà ad esercitare tutti i ruoli attualmente coperti, ovvero presidente ed amministratore delegato, o i russi vorranno imporre qualche loro uomo.

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