Telecom, Bernabè: Ho saputo del riassetto dai comunicati

Telecom, Bernabè: Ho saputo del riassetto dai comunicati

Roma, 25 set. (LaPresse) – I vertici di Telecom hanno saputo del riassetto societario della controllante dai comunicati stampa. Lo ha detto il presidente di Telecom Italia, Franco Bernabè, nel corso di un’audizione davanti le commissioni Industria e Lavori pubblici del Senato. “Abbiamo avuto conoscenza – ha spiegato – ieri dalla lettura dei comunicati stampa della recente modifica dell’accordo parasociale tra gli azionisti di Telco”.

“NO ALLE MINACCE DI NAZIONALIZZAZIONE DELLA RETE”. Comunque, ha sottolineato, “non si può reagire ai problemi solo in termini ostativi o con minacce come nazionalizzare la rete: bisogna essere propositivi, considare la complessività della vicenda e trovare una soluzione condivisa che favorisca la crescita e l’ammodernamento tecnologico del Paese”. “Telecom Italia conferma il proprio impegno”, ha aggiunto, “a procedere nel confronto” sulla questione dello scorporo della rete “con l’Autorità e con la Cassa depositi e prestiti, ma l’esito finale dell’operazione non è scontato e, in ogni caso, richiede tempi molto lunghi”. “Rimangono da superare – ha spiegato – le criticità legate alla mancanza di certezza in merito al nuovo quadro degli obblighi regolamentari post-separazione e alla complessità di determinazione del valore degli asset della rete di accesso da conferire alla nuova società”.

“TELECOM E TELEFONICA HANNO PROBLEMI COMUNI”. “Le due società (Telecom Italia e Telefonica, ndr) – ha continuato – hanno problematiche per molti versi comuni, legate alla necessità di ridurre un debito molto elevato e sostenere ingenti investimenti, con un mercato domestico in contrazione”. Bernabè ha sottolineato che “le problematiche dovranno essere affrontate nel nuovo assetto azionario, con enorme attenzione e impegno da parte di tutti per il successo di una sfida che appare sicuramente molto ambiziosa”.

“RISCHIO DI DOWNGRADE DEL DEBITO”. “Certamente – ha sottolineato Bernabè – Telecom Italia è ancora gravata da un elevato livello di debito, risultato delle ben note vicende societarie che hanno caratterizzato l’assetto di controllo della società e che hanno comportato un carico di oltre 40 miliardi di euro derivante dalla fusione Olivetti-Telecom Italia e dal riacquisto delle minoranze di Tim”. “In queste condizioni – ha proseguito – esiste un concreto rischio di downgrade del debito di Telecom Italia, con inevitabili riflessi negativi sulla capacità di investimento nel medio termine”. Non solo, ma la dismissione delle partecipazioni di Telecom Italia in America Latina “determinerebbe un forte ridimensionamento del profilo internazionale del gruppo e delle sue prospettive di crescita, e comunque potrebbe non essere realizzabile in tempi brevi, compatibili con la necessità di evitare il rischio di downgrade”.

“AUMENTO CAPITALE DAREBBE SOLIDITA’”. Un aumento di capitale di Telecom Italia, “aperto a soci attuali o nuovi”, consentirebbe però “di ridare solidità finanziaria al gruppo”. Bernabè ha spiegato che quella dell’aumento di capitale è una delle due opzioni possibili, alternativa alla dismissione di tutte le partecipazioni estere in America Latina.

“TELECOM NON E’ IN CRISI”. Al di là delle difficoltà però, ha puntualizzato Bernabè, “l’industria delle reti e servizi di comunicazioni elettroniche ha ancora enormi prospettive di crescita legate alla diffusione e alla pervasività di internet nella vita delle famiglie, delle imprese e della Pubblica amministrazione e Telecom Italia ha dimostrato di avere la capacità per competere con successo nei mercati in cui opera”. “Telecom Italia è stata descritta, talvolta – ha aggiunto – come un’azienda in crisi, operante in un settore ‘problematico’, impossibilitata ad assumere qualsiasi iniziativa di crescita, lasciando intravedere la necessità di percorsi di salvataggio. Affermazioni di questo genere – ha concluso – sono assolutamente fuorvianti e non rispondenti alla realtà”.

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