Nobel per la pace a Denis Mukwege e Nadia Murad, attivisti contro la violenza sessuale come arma di guerra

Il riconoscimento "per i loro sforzi per mettere fino all'uso della violenza sessuale come arma in guerre e conflitti armati"

Il premio Nobel per la pace è stato assegnato al ginecologo congolese Denis Mukwege e all'attivista yazida ed ex schiava dell'Isis Nadia Murad: due simboli della lotta contro le violenze sessuali usate come "arma di guerra". La scelta di Mukwege e Murad incarna la lotta globale contro la violenza sulle donne, anche al di là del suo uso nei conflitti, passando attraverso il #MeToo. Il movimento mondiale, che ha compiuto un anno dalle prime rivelazioni sul produttore ora a processo Harvey Weinstein, combatte contro la violenza commessa da uomini potenti e perché le sopravvissute rompano il silenzio. Mukwege e Murad saranno insigniti in una cerimonia a Oslo il 10 dicembre, anniversario della morte nel 1896 del fondatore e filantropo Alfred Nobel (1833-1896).

 

 

Il 63enne congolese e la 25enne irachena sono stati premiati dall'Accademia svedese "per i loro sforzi per mettere fine all'uso di violenze sessuali come arma di guerra", ha dichiarato la presidente del comitato Nobel norvegese, Berit Reiss-Andersen. "Mukwege ha dedicato tutta la vita alla difesa delle violenze sessuali commesse in tempi di conflitto. La co-premiata Nadia Murad da testimone ha raccontato gli abusi commessi contro di lei e altre", ha proseguito.

Il ginecologo, per cui da anni vengono promosse campagne in favore del Nobel per la pace, ha curato circa 50mila vittime di stupro all'ospedale di Panzi che ha fondato nel 1999 a Bukavu, nell'est della Repubblica Democratica del Congo. Tra le persone curate ci sono donne, ragazze, bambini e neonate di pochi mesi. Il medico, cui è stato dedicato il documentario L'uomo che ripara le donne, definisce queste violenze sessuali "arma di distruzione di massa". Nel 2016 dichiarava: "Siamo riusciti a tracciare una linea rossa contro le armi chimiche, le armi biologiche, le armi nucleari. Oggi dobbiamo mettere una linea rossa contro lo stupro come arma di guerra".

L'irachena Murad, componente della minoranza yazida la cui madre e sei fratelli sono stati uccisi dal gruppo jihadista Stato islamico, è stata in prima persona testimone di questi orrori. Come migliaia di altre ragazze e donne della sua comunità, è stata ridotta in schiavitù sessuale dall'Isis, trattenuta per tre mesi a Mossul nel 2014 prima di riuscire a fuggire. "La prima cosa che hanno fatto è stata costringerci a convertirci all'islam", raccontava due anni fa, "poi, hanno fatto tutto quel che hanno voluto". Ambasciatrice Onu per la dignità delle vittime del traffico di esseri umani dal 2016, Murad milita perché le persecuzioni contro gli yazidi siano riconosciuti come genocidio. "Non ci si abitua mai a raccontare la propria storia, la si rivive ogni volta", ha scritto nel suo libro 'L'ultima ragazza', ma "la mia storia" è "l'arma più efficace di cui dispongo per lottare contro il terrorismo".

Nel mondo, lo stupro fa centinaia di migliaia di vittime nei conflitti e nell'oppressione delle minoranze. È un'arma "economica ed efficace" per distruggere non solo le donne fisicamente e psicologicamente, ma anche per stigmatizzarle, così come i loro figli, dice Mukwege. "Le vittime sono condannate, ma i loro carnefici?", s'indigna. La consapevolezza internazionale avanza lentamente: nel 2008 il Consiglio si sicurezza Onu ha adottato la risoluzione 1820, che afferma le violenze sessuali nei conflitti "possono costituire crimine di guerra, contro l'umanità o elemento costitutivo di crimine di genocidio".

Anche il movimento #MeToo ha contribuito alla presa di coscienza mondiale. "#MeToo e crimini di guerra non sono la stessa cosa", ha detto Reiss-Andersen, "ma hanno un punto comune: è importante vedere la sofferenza delle donne, vedere gli abusi e fare sì che le donne lascino la vergogna e osino parlare". L'ondata è arrivata sino alla stessa accademia dei Nobel, con uno scandalo per stupro che ha spinto a posticipare di un anno il premio per la Letteratura 2018.

Lo scorso anno, il Nobel per la pace è andato alla International Campaign to Abolish Nuclear Weapons, in precedenza anche all'ex presidente americano Barack Obama e al leader per i diritti civili Martin Luther King Jr. Nel 2018, il Nobel per la fisica è stato assegnato ad Arthur Ashkin, Gerald Gérard Mourou e Donna Strickland, per le ricerche sul laser; per la chimica a Frances H. Arnold, George P. Smith e Gregory P. Winter, per gli studi sull'evoluzione; per la medicina a James P. Allison e Tasuku Honjo per le ricerche sul sistema immunitario nei tumori; per l'economia sarà assegnato lunedì 8 ottobre. 

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