Nuova vita per Dylan Dog: "Dopo l'Apocalisse torniamo alle origini"
Nuova vita per Dylan Dog: "Dopo l'Apocalisse torniamo alle origini"

Intervista al curatore Roberto Recchioni che ha raccolto il testimone dal creatore Tiziano Sclavi

Anno nuovo, nuovo Dylan Dog. Il 2020 coinciderà con l'inizio della seconda vita del celebre 'Indagatore dell'incubo'. Dopo il botto di fine dicembre, con l'uscita del numero 400, intitolato 'E ora, l'apocalisse!', ultimo atto del cosiddetto 'ciclo della meteora' iniziato nel novembre 2018, il mondo di Dylan Dog non sarà più quello di prima. Rivoluzione, avevano annunciato gli autori. E rivoluzione sarà. Con il numero 401, in edicola a fine gennaio, si entra nella fase decisiva del piano di rilancio avviato tra il 2013 e il 2014 dalla testata, fenomeno editoriale negli anni Novanta - dove arrivò a toccare il mezzo milione di copie vendute -, ma ancora oggi il secondo fumetto più venduto in Italia dopo l'eterno Tex Willer, altra star della scuderia Bonelli. Negli ultimi numeri i colpi di scena non sono mancati: il matrimonio tra Dylan e il fidato assistente Groucho nel n.399, fonte di animatissime discussioni sui social; il 'parricidio' metanarrativo operato nel n.400 da Dylan, che uccide nientemeno che il suo creatore, Tiziano Sclavi; la morte dello stesso Groucho. E altre novità promette di regalare il 'reboot'. Che poi è un sostanziale ritorno allo spirito originario del personaggio, come spiega il curatore Roberto Recchioni: l'autore romano ha raccolto il testimone da Sclavi ed è l'artefice del nuovo corso dell'Indagatore dell'incubo.

Facciamo un salto indietro. Perché e come si è arrivati alla decisione di rinnovare Dylan Dog?

Alla Bonelli, dove ho iniziato come sceneggiatore di Dylan Dog, sono diventato amico di Tiziano. Abbiamo iniziato a parlare dei meccanismi di Dylan: quali funzionavano ancora, quali no. Tiziano non era contento di come il personaggio era diventato. Tra una chiacchierata e l'altra, abbiamo iniziato a definire delle linee guida, incentrate sul concetto di eredità. Rispettare un'eredità non significa conservare una cosa in una teca e lasciarla impolverare, bensì tenerla viva, mantenere il suo spirito ma adattandola al tempo. Una volta definite queste linee, mi hanno proposto - e non me lo aspettavo - di prendere in mano la curatela delle testate legate a Dylan.

Quanto è difficile ereditare la gestione di un personaggio amatissimo, celebrato, imitato - in una parola, ingombrante - come Dylan Dog?

La responsabilità non è solo quella di lavorare su un personaggio storico, ma di affrontare un personaggio come Dylan. Pensiamo a Tex: ha un pubblico di fedelissimi, lettori che però non appartengono alla prima generazione che per motivi anagrafici quasi non c'è più. Tra i lettori di Dylan, invece, c'è ancora chi comprato il primo numero in edicola. Pertanto ti confronti non solo con l'importanza del panorama culturale di un personaggio che negli anni '90 e 2000 è diventato un fenomeno che ha trasceso l'aspetto editoriale, ti confronti anche con il momento della vita in cui i lettori hanno scoperto Dylan. Molti di loro si aspettano che Dylan li riporti a quel periodo. L'unica cosa che non possiamo fare è ridare l'adolescenza ai lettori. Possiamo, però, provare a riportare il personaggio allo spirito di quei tempi.

Come si creano nuovi fan? Come si può conquistare chi conosce Dylan per fama ma non lo legge?

E' una sfida che impegna l'intero mondo dell'intrattenimento: non solo in Italia, ma su scala globale. Prendiamo la nuova trilogia di Star Wars, che si è posta l'obiettivo di accontentare i fan storici e cercare fan nuovi. Ogni cambiamento ha portato la fanbase storica a rispondere con fortissimi critiche. E ogni restaurazione del canone ha portato i nuovi fan a dire 'ecco, è sempre la stessa cosa'. L'equilibrio, in questo ambito, è difficilissimo. Alcuni decidono di giocare sul sicuro e di rivolgersi esclusivamente alle generazioni precedenti. Per me è sbagliato. Dylan è materiale vivo, deve cercare lettori nuovi, specie in un momento in cui il fumetto attraversa un momento di particolare successo, culturale e commerciale. La grande sfida è restare fedeli a noi stessi rivolgendoci, allo stesso tempo, a un pubblico nuovo.

Il numero 401, 'L'Alba nera', inaugura un ciclo di sei albi legati tra di loro: quasi una miniserie, novità assoluta per la testata. E' un richiamo al modello Netflix?

La Bonelli nasce e trova la sua fortuna con Tex, una testata che non ha mai avuto storie autoconclusive, ma che sono proseguite anche per più albi. Nel periodo in cui la Bonelli si è espande, il linguaggio dell'intrattenimento dominante in Italia è quello delle serie televisive. La gente si abitua a questo tipo di codificazione narrativa. Le serie anni '80 sono autoconclusive, a parte rare eccezioni: e il linguaggio della Bonelli si crea anche sulla replica di questi meccanismi. Oggi, le nuove generazioni sono abituate a una serialità diversa, con episodi legati l'uno all'altro che necessitano di una fruizione complessiva. E' inevitabile che il linguaggio bonelliano cambi e si adatti al tempo.

Ci sono fan che non hanno accolto con favore il nuovo corso di Dylan. Qualche critica le ha fatto particolarmente male?

Non ho problemi con le critiche, sono sempre occasione di crescita e di confronto. Quello che non sopporto sono i toni: un conto è la critica, un conto è l'aggressione verbale, l'insulto, evocare persone che non ci sono più. Quando in una discussione tirano in ballo Sergio (Bonelli, ndr) divento nervoso, lo ammetto.

Qualche mese fa è stato annunciato che Dylan Dog diventerà una serie tv, prodotta da James Wan: ci sono novità? Lei sarà coinvolto nel progetto?

Non ne posso parlare. Ci sono faldoni di contratti firmati, gli americani sono particolarmente rigidi su queste cose. Anche per il crossover tra Dylan e Batman ho firmato otto contratti di riservatezza. Però, inevitabilmente, lo staff di Dylan Dog è coinvolto nella realizzazione della serie.

Dylan avrà un nuovo assistente: Gnaghi, già visto in 'Dellamorte Dellamore', rimpiazzerà Groucho. Dovremo aspettarci altre scomparse eccellenti nei prossimi albi?

Scomparse, no. Però dal n.401 al 406 bisognerà ricodificare Dylan. E ci saranno un sacco di sorprese.

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