Elif Shafak: "In Turchia sono attaccata per i miei libri"
La scrittrice a BookCity con il nuovo romanzo "Tre figlie di Eva"

Una donna, scrittrice, femminista, laica. Un possibile bersaglio, se si cresce in Turchia e nei propri libri non si fanno sconti al Paese d'origine. Elif Shafak, che a Milano ha inaugurato come ospite d'onore la quinta edizione di BookCity, anche nel suo ultimo romanzo, "Tre figlie di Eva" (Rizzoli), ci rimanda uno spaccato impietoso e lucido della società turca contemporanea. Lo fa attraverso i punti di vista di tre giovani musulmane che si incontrano a Oxford: Shirin, Mona e Peri. La Peccatrice, la Credente e la Dubbiosa. "In Turchia si respira un clima anti-intellettuale e anti-liberale, e questo mi demoralizza. Al momento ci sono più di 130 giornalisti in prigione, e con loro scienziati, accademici, scrittori, editori, disegnatori di fumetti. Sono le menti pensanti del Paese che andrebbero subito liberati", ci racconta Elif Shafak che nel 2006 è stata accusata di "vilipendio all'identità nazionale" per il suo best seller "La bastarda di Istanbul". "Chi accenna a criticare la minima cosa, viene subito accusato di essere un traditore. Viviamo sotto una pressione terribile. Anche io subisco attacchi, soprattutto aggressioni verbali, calunniose e cariche di odio. Le trovo sui social e negli organi di stampa filo governativi. La cosa tremenda è che nei miei confronti viene usato un linguaggio chiaramente sessista e misogino. E questo fa doppiamente male".


In un Paese profondamente patriarcale, nel 2016 molte donne, per evitare molestie o violenze peggiori, camminano con la testa bassa in segno di modestia. "La società turca è molto sessista, omofoba e con grande tristezza devo dire che non si sono fatti passi avanti. Anzi, per certi versi i diritti delle donne hanno subito una regressione. La violenza domestica è un problema grandissimo, in crescita", continua Shafak che ora vive a Londra ma torna spesso a Istanbul, città a cui nonostante tutto è molto legata. "Le donne camminano per strada, ma la strada appartiene ai maschi, salgono sull'autobus ma l'autobus appartiene ai maschi. Le città appartengono ai maschi. Alcune donne portano sempre con loro delle spille da balia, un modo per proteggersi. Di tutto questo non si parla abbastanza. Non è una vergogna parlare degli stupri".


"Negli ultimi anni - denuncia Shafak - il governo dell'AKP ha fatto decine di dichiarazioni su come le donne turche debbano vivere la loro vita. I politici maschi conservatori ci dicono che dobbiamo avere almeno 3 figli, ma sarebbe meglio 5 in modo che la Turchia diventi un Paese ancora più grande. Gli stessi politici ci hanno detto che l'aborto è un omicidio di massa. E che una brava donna musulmana non deve ridere forte in pubblico perché è indecente. È una situazione inaccettabile, per questo io sento il bisogno che in Turchia si crei un grande movimento di donne, una cultura della sorellanza che difenda i diritti delle turche. Siamo noi gli unici giudici del nostro corpo e della nostra vita".
Intanto Elif dà voce a questa umanità silenziosa attraverso i suoi libri che, ci spiega, "vengono letti da persone di ogni credo ed estrazione sociale. Sono persone che in Turchia non si parlano, ma leggono lo stesso libro e questo per me è una cosa importantissima anche perché non sono mai stata una scrittrice per l'élite, ma per la gente comune".

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