Bologna, arriva in Italia la mostra su David Bowie
Fino al 13 novembre, unica tappa nel nostro Paese

Apre finalmente in Italia 'David Bowie is', una delle mostre di maggior successo degli ultimi anni realizzata dal Victoria and Albert Museum di Londra (V&A), la prima retrospettiva dedicata alla straordinaria carriera di David Bowie, uno degli artisti più audaci, influenti e innovativi nel panorama musicale contemporaneo. La tappa di Bologna rappresenta l'unico appuntamento italiano. 'David Bowie is', partita da Londra nel 2013, dopo essere stata a Chicago, San Paolo, Toronto, Parigi, Berlino, Melbourne e Groningen, sarà aperta al pubblico da oggi, 14 luglio, al 13 novembre 2016 al MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna.

I curatori della mostra del V&A Victoria Broackes e Geoffrey Marsh hanno selezionato più di 300 oggetti dell'archivio personale del musicista, tra cui l'outfit di Ziggy Stardust (1972) disegnato da Freddie Burretti, fotografie di Brian Duffy; le creazioni sgargianti di Kansai Yamamoto per il tour di 'Aladdin Sane' del 1973, il cappotto con la Union Jack disegnato da Bowie assieme a Alexander McQueen per la cover dell'album Earthling (1997), le artistiche cover degli album realizzate da Guy Peellaert e Edward Bell e del penultimo album The Next Day (2013); estratti di video e performance live come The Man Who Fell to Earth, video musicali come Boys Keep Swinging e arredi creati per il Diamond Dogs tour (1974). Oltre a oggetti personali quali i testi originali delle sue canzoni scritti a mano, spartiti musicali che denotano la sua evoluzione creativa e musicale, e alcuni dei suoi strumenti.

La mostra, che nella sola Londra è stata vista da oltre 1,4 milioni visitatori, è tematicamente suddivisa in tre principali sezioni. La prima introduce il pubblico ai primi anni di vita e della carriera di David Bowie nella Londra del 1960, risalendo man mano fino al punto di svolta del singolo 'Space Oddity' datato 1969. Tra le perle in mostra gli LP dei suoi eroi musicali come Little Richard, gli schizzi degli allestimenti del palco e i costumi creati per i suoi gruppi giovanili Kon-RADS e The King Bees. Particolare attenzione è posta poi sul primo grande successo di Bowie, 'Space Oddity' (1969) e sul personaggio di fantasia Major Tom, protagonista del brano, che sarebbe stato rivisitato da Bowie in 'Ashes to Ashes' (1980) e 'Hallo Spaceboy' (1995). Il visitatore è accompagnato anche all'interno del processo creativo di David Bowie, la sezione rivela, infatti, le differenti fonti d'ispirazione che hanno dato forma alla sua musica e allo stile delle sue performance: dal surrealismo al teatro brechtiano, dai mimi dell'avanguardia ai musical del West-End londinese, dall'espressionismo tedesco alle performance giapponesi di kabuki.

La seconda si concentra invece sul processo creativo di Bowie nella genesi degli album e nell'elaborata progettazione dei suoi shows incentrati su personaggi e racconti romanzati. Il 1972 è l'anno di svolta con la nascita della sua creazione più famosa: Ziggy Stardust, l'umana manifestazione di un essere alieno che tanta influenza ha avuto nella cultura pop. In esposizione l'abito multicolore originale indossato per la fenomenale esibizione di 'Starman' a Top of the Pops nel 1972, i costumi da The 1980 Floor Show (1973), ritagli di stampa e materiale che evidenziano le trasformazioni stilistiche di Bowie e la sua influenza sulla mobilità sociale e l'emancipazione gay.

La terza sezione, delle stesse dimensioni delle precedenti, immerge il pubblico nello spettacolare mondo dei grandi concerti live di Bowie. In quest'ultima parte, le presentazioni audio e video di grandi dimensioni sono accoppiate all'esposizione di diversi costumi di scena e materiali originali dell'artista. Uno spazio audio visivo che sommerge il visitatore e presenta alcuni dei video più ambiziosi di Bowie tra cui 'DJ' (1979) e 'The Hearts Filthy Lesson' (1995) o le immagini scoperte di recente di Bowie che esegue Jean Genie a Top of the Pops del 1973. La mostra si conclude con una serie di fotografie realizzate da fotografi del calibro di Helmut Newton, Herb Ritts e John Rowlands. I ritratti si affiancano a un collage di proiezioni che illustrano l'immensa influenza creativa del Duca Bianco, e la sua diffusa presenza nella musica, nella moda, negli effetti visivi contemporanei e nella cultura virtuale.

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