A Roma in mostra l'arte rubata e ritrovata

Una mostra che nasce dalla collaborazione quasi trentennale tra il TPC (Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri) e il Centro Europeo per il Turismo. Un'esposizione di grande interesse culturale che racconta, insieme, storie e misteri delle grandi operazioni di recupero

L’Arte ritrovata è il titolo della mostra curata da Daniela Porro e Alessandro Mandolesi, ospitata nel Palazzo dei Conservatori (Sale terrene) in occasione del cinquantennale di istituzione del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. L'esposizione si caratterizza come un mosaico di testimonianze archeologiche e artistiche che rappresentano simbolicamente le moltissime opere restituite alla comunità dal lavoro dei carabinieri.

La mostra, che nasce dalla lunga e consolidata collaborazione (28 anni) fra il Nucleo TPC e il Centro Europeo per il Turismo e la Cultura, è inaugurata alla presenza del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Giovanni Nistri e intende promuovere i tanti anni di condivisione di eventi culturali divenuti ormai “storici”: da questa sinergica collaborazione hanno infatti preso avvio le prime mostre di opere recuperate, che hanno contribuito a migliorare la conoscenza verso il grande pubblico del lavoro di salvaguardia svolto dal Comando Carabinieri TPC.

Un viaggio quindi alla scoperta dell'archeologia e dell'arte italiana attraverso una scelta di opere di estrema qualità, messe insieme per la prima volta in un’eccezionale sintesi sulla pluridecennale azione di salvaguardia, una vera testimonianza di riconoscimento al prezioso lavoro dell’Arma dei Carabinieri.

Il focus della mostra è concentrato sull’attività di contrasto alla razzia subita dal patrimonio nell’ultimo trentennio: una lunga stagione di saccheggio archeologico e di furti nei complessi sacri a cui il TPC ha cercato di porre un freno mediante un deciso monitoraggio del territorio, arrivando a sequestrare migliaia di reperti, una quantità che dobbiamo comunque immaginare limitata rispetto al numero complessivo di opere depredate.

La mostra ospita una selezione di opere sequestrate e ora custodite presso i depositi di importanti musei italiani o restituiti alle proprie sedi originarie: si tratta di una rappresentazione ideale del lungo e faticoso lavoro di studio e di azione degli investigatori. Le opere provengono da sequestri a grandi ricettatori o collezionisti, inseriti nella ramificata trama del commercio internazionale che ha alimentato anche prestigiose collezioni di musei stranieri. Una sezione speciale è dedicata a una delle più importanti operazioni condotte dal TPC negli ultimi anni, “l’operazione Andromeda”, grazie alla quale straordinarie opere, qui esposte per la prima volta, sono state restituite alla comunità.

Si potranno ammirare anche tre dei cinque dipinti rubati nel 1999 proprio dalle collezioni dei Musei Capitolini e recuperati nello stesso anno a Latina, il San Giovanni Battista del Guercino, la Sacra Famiglia con i Santi Francesco e Caterina d’Alessandria di Ludovico Carracci e l’Adorazione dei Magi di Benvenuto Tisi, detto il Garofalo. Di notevole pregio anche la preziosa scultura raffigurante Artemide marciante di età augustea, oggetto di scavo clandestino nell’area di Caserta e recuperata al termine di complesse indagini nel 2001, quando stava per essere trasportata all’estero per essere venduta a un noto museo; in un confronto all’americana, si contrappongono all’Artemide marciante le anti-Artemide moderne, ossia tre copie in marmo e gesso dell’originale realizzate dai trafficanti per sviare le indagini dei Carabinieri. Seguono importanti affreschi indebitamente strappati da una villa romana rimasta ancora sconosciuta presso Pompei, dallo stile affine alle stanze dipinte della Villa imperiale di Poppea a Oplontis, alcuni esportati in Svizzera e altri negli Stati Uniti (al J. Paul Getty Museum e al Metropolitan Museum of Art di New York); completano la rassegna vasi e bronzi di grande prestigio e bellezza trovati in occasione di scavi clandestini in Puglia, Sicilia ed Etruria, e successivamente recuperati dall’Arma dei Carabinieri.

Oggetti tutti destinati a soddisfare il solo gusto estetico dei collezionisti privati ma che oggi tornano a essere patrimonio di ogni cittadino. E con essi ritornano i racconti che capolavori o piccoli oggetti della quotidianità ci tramandano. L’esposizione raccoglie opere databili in un lunghissimo arco di tempo compreso fra l’VIII secolo a.C. (reperti di età greca, etrusca e romana) e l’età moderna (pitture rinascimentali e barocche).