Zone vietate ai migranti a Calolziocorte. È polemica: "In Italia torna l'apartheid"

Il sindaco leghista del comune nel Lecchese: "No ai centri di accoglienza vicino alle scuole. Misura contro il rischio spaccio". Insorgono Pd e Possibile

No ai centri d'accoglienza vicino alle scuole per evitare lo spaccio. A prevederle a Calolziocorte, in provincia di Lecco, il Comune che ha approvato un nuovo regolamento che impedisce l'apertura di strutture d'accoglienza in determinate zone della città, come nei pressi delle scuole (entro i 150 metri). "In un altro centro d'accoglienza, a Lecco, abbiamo visto che si faceva spaccio di droga, la polizia ha verificato che esisteva questo problema", argomenta il sindaco leghista Marco Ghezzi a Circo Massimo, ai microfoni di Radio Capital.

"Quindi in modo preventivo, e per salvaguardare i plessi scolastici, abbiamo preso questa decisione. Noi lavoriamo bene con la cooperativa che da noi gestisce l'accoglienza, ma esiste il rischio che nel centro d'accoglienza si faccia spaccio, per questo il buonsenso dice di mettere questi centri in un posto che per il Comune è migliore e che può favorire meglio l'integrazione. A Calolziocorte dove ci sono 14mila abitanti e 20/30 migranti da gestire sul territorio: sono pochissimi. Abbiamo tante persone immigrate sul territorio, di 27 nazionalità, poco più del 10%, e sono integrati". "E' solo una questione di mettere delle regole, ma per favorire l'integrazione. Non abbiamo nessuna emergenza droga, ma esiste il rischio, ed è solo una questione di buonsenso. Io sono uno che vuole l'integrazione", conclude il sindaco.

La decisione ha scatenato non poche polemiche. "È tornata l'apartheid, in Italia", denuncia Andrea Maestri della segreteria nazionale di Possibile."I sindaci della Lega non sono sceriffi. Le zone rosse vietate ai migranti a Calolziocorte sono un abominio. Il prefetto intervenga subito", chiede invece Andrea Marcucci, il presidente dei senatori Pd. 

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata