Verona, batterio killer in ospedale uccide 4 neonati. Si annidava in un rubinetto
Verona, batterio killer in ospedale uccide 4 neonati. Si annidava in un rubinetto

Zaia: "Famiglie meritano giustizia ma non spetta a noi giudicare. Spero che la procura faccia il prima possibile"

Dopo un anno e mezzo di verifiche si avvicina la verità sulla tragedia del Citrobacter all'Ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento, a Verona, costata la vita a quattro neonati. Il batterio killer, secondo quanto emerge dalla relazione di una delle due commissioni nominate da Regione Veneto, si era annidato in un rubinetto dell'acqua utilizzata dal personale della Terapia intensiva neonatale."Ho dato disposizione al segretario regionale della Sanità Domenico Mantoan che tale relazione venga inoltrata alla Procura della Repubblica e resa disponibile per l'azienda ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e per i famigliari dei bambini colpiti", ha detto il governatore del Veneto Luca Zaia.

In tutti questi mesi i genitori delle piccole vittime non hanno mai smesso di chiedere giustizia. Lorenzo, Nina, Tommaso e Alice: sono i nomi dei bambini uccisi dal Citrobacter da fine 2018 al 16 agosto scorso. Altri nove hanno riportato lesioni cerebrali permanenti. Stando alle ultime analisi, il batterio avrebbe colpito oltre 96 neonati. "L'autorevole relazione commissionata dalla Regione Veneto conferma che mia figlia Nina e altri 3 bambini sono morti per 'scarsa igiene'!", dichiara Francesca Frezza, mamma di Nina, che sui social si sfoga: "Mi avete ucciso Nina". E chiede le dimissioni di alcuni medici, tra cui la direttrice sanitaria Chiara Bovo.

Della vicenda è tornato a parlare Zaia mercoledì: “Ho chiesto al direttore dell'azienda ospedaliera di valutare tutte le misure possibili e necessarie in via di tutela e verso gli attori della vicenda.Noi siamo esattamente nel mezzo. Ci sono delle procedure da rispettare, le seguiremo in maniera assoluta. Non spetta a noi giudicare. Spero che la procura faccio il prima possibile”, ha detto il governatore del Veneto.

“Siamo di fronte a un'infezione batterica con uno dei più gravi batteri. Può accadere che ci siano delle infezioni temporanee, circoscritte, che si vadano a spegnere velocemente. Ma questa è la storia di un'infezione che si è trascinata per mesi se non per anni. Molti di questi pazienti hanno perso la vita, altri hanno la qualità della vita pregiudicata”, ha aggiunto il presidente della Regione.“La relazione ci impone delle riflessioni: da un lato le famiglie che hanno bisogno di giustizia, dall'altro gli operatori e di mezzo c'è il tribunale", conclude Zaia.

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