Venezia, frode fiscale per 150 milioni di euro: 20 arresti

Venezia, 10 dic. (LaPresse) - La guardia di finanza di Mirano (Venezia), sotto la direzione della Procura della Repubblica di Padova, ha disarticolato, con un'imponente operazione che ha avuto il via all'alba di oggi, una pericolosa organizzazione criminale dedita da anni a frodi fiscali, per un valore stimato di 150 milioni di euro. Trecento i finanzieri impegnati che oggi stanno dando esecuzione a 20 ordinanze di custodia cautelare (10 ai domiciliari) richieste dal sostituto procuratore Emma Ferrero e dal procuratore capo di Padova Matteo Stuccilli, disposte dal gip Lara Fortuna.

Sono in corso 150 perquisizioni in varie Regioni, tra le quali Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Campania, Puglia e Sicilia, oltre a sequestri di beni per 35 milioni di euro finalizzati alla successiva confisca per equivalente. L'operazione, denominata 'Tailor-made' ('su misura'), ha consentito di portare alla luce un vero e proprio supermarket della fattura falsa. L'indagine ha avuto inizio con le dichiarazioni di una cittadina extracomunitaria, assoldata dal sodalizio per intestarsi alcune società fittizie e conti correnti all'estero. L'attività, sviluppata nell'arco di un anno e mezzo attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali e riscontri contabili e documentali, ha svelato l'esistenza di almeno 30 strutture societarie fittizie finalizzate, attraverso l'emissione di fatture per operazioni inesistenti, a coprire acquisti e vendite in nero di consistenti stock di merce, posti in essere da aziende, anche di rilevanti dimensioni, che operano in diversi settori merceologici, dal tessile all'acciaio, dal materiale plastico alla cartotecnica. I sistemi adottati per consentire l'evasione sono stati differenziati e strutturati in base alla tipologia merceologica e agli ostacoli normativi da aggirare.

Nella maggioranza dei casi l'organizzazione criminale, ricevuto l'incarico dal cliente, si occupava del trasporto della merce, con propri mezzi, dal fornitore direttamente all'impresa acquirente. Al tempo stesso, i beni oggetto di transazione, di fatto acquistati in nero, venivano fatti cartolarmente transitare attraverso una o più 'missing trader', società fittizie sulle quali caricare i debiti tributari, al fine di consentire alla società-cliente di giustificare contabilmente l'acquisto della merce, con una fattura falsa, e di abbattere contestualmente il reddito imponibile. L'impresa cliente dell'associazione, ricevuti i beni formalmente forniti dalla società cartiera, li rivendeva in nero. Contemporaneamente, per non lasciare traccia nella contabilità del magazzino, li vendeva formalmente ad un'altra scatola vuota con sede all'estero: in questo modo si volevano impedire gli accertamenti dell'amministrazione finanziaria.

Dai conti correnti esteri intestati alle società fittizie (dagli stessi indagati definite 'società pattumiera'), alcuni 'spalloni' provvedevano a far rientrare in Italia, rigorosamente in contanti, sia gli importi da consegnare al cliente sia la provvigione di spettanza dell'organizzazione, pari al 10% dell'imposta sul valore aggiunto evasa. I finanzieri di Mirano, mediante appostamenti e pedinamenti, sono però riusciti a seguire anche le tracce del denaro contante. Con l'ausilio delle unità cinofile 'cash dog', le fiamme gialle veneziane stanno sequestrando, nel corso di alcune perquisizioni domiciliari, milioni di euro in contanti.

Coinvolti nella frode anche due consulenti fiscali, anch'essi destinatari di misure cautelari personali, dal momento che il loro ausilio è andato ben oltre il mero consiglio, concretizzandosi in alcuni casi nella direzione di operazioni studiate per consentire la frode fiscale, in altri nel reato di indebite compensazioni orizzontali tra imposte a credito inesistenti e imposte a debito dovute, mediante l'apposizione di un falso visto di conformità sulle relative dichiarazioni. L'associazione, agendo indisturbata tra Padova e la Riviera del Brenta, aveva nel tempo acquisito il know how utile non soltanto per destreggiarsi tra i controlli dell'amministrazione finanziaria, evitando di tracciare una linea di congiunzione tra i prestanome e i membri dell'associazione, ma anche per indirizzare le imprese coinvolte negli aspetti burocratici e amministrativi. Tra i beni sequestrati spiccano dieci immobili (tra questi due prestigiose ville in Riviera del Brenta), un'imbarcazione di pregio, grosse somme su un centinaio di conti correnti bancari direttamente riconducibili al gruppo criminale, nonché otto società operanti nei settori di trasporto, immobiliare e commercio di plastica, proprietarie, a loro volta, di 81 unità immobiliari, tra cui una prestigiosa valle lagunare adibita a pesca, caccia ed acqua coltura di oltre 350 ettari.

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