Vatileaks, Chaouqui in lacrime: Non sono la persona che è emersa
"Non ho mai minacciato monsignor Balda e non ho mai passato documenti ai giornalisti"

"Non ho mai minacciato monsignor Balda e non ho mai passato documenti ai giornalisti". Francesca Chaouqui continua a dichiararsi innocente davanti alla corte del Vaticano nella dichiarazione spontanea prima della camera di consiglio e della sentenza che sarà pronunciata nel pomeriggio. 

"Volevo chiedere scusa alla Corte per altre dichiarazioni fatte durante il processo non mi rispecchiavano. Sono una persona orgogliosa, rabbiosa, e a volte dovrei tacere". "Mi è stata data la pena più alta - ha aggiunto - come se avessi costruito tutto da sola. Se la corte dovesse chiedere all'Italia di eseguire la sentenza, io e mio figlio passeremo i suoi primi anni di vita in galera".

Nel processo, ha commentato in lacrime, la sua immagine di "donna, madre ed essere umano" è stata "distrutta", "per me questi mesi sono stati un calvario - ha aggiunto -, qualsiasi pena non sarà mai più grande di quella che ho provato finora".

"Quello che è successo - ha aggiunto - mi ha ferito come persona: ho voluto sempre agire nell'interesse della Santa Sede, sono venuta qui 7/8 volte e tutto quello di cui ero a conoscenza ho pensato potesse essere utile. Io ero a conoscenza della vicenda dell'attico di Bertone già da due anni. Avrei potuto dirlo subito, ma non ho mai consegnato documenti. Li ho ancora, se volessi potrei consegnarli a chi voglio ma non lo farò. Io non ho mai trasmesso documenti né fatto minacce".

"Quando sono stata convocata in Vaticano - ha concluso - credevo di dover aiutare la gendarmeria e non di dover essere arrestata, ma loro quasi davano per scontato che io avessi passato dei documenti".

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