Vaticano, testimonianze finite: sabato la sentenza Gabriele

Città del Vaticano, 3 ott. (LaPresse/AP) - Nuova udienza nel processo all'ex maggiordomo del Papa, Paolo Gabriele. Oggi sono stati ascoltati gli ultimi quattro testimoni e le argomentazioni finali sono attese per sabato, quando i tre giudici dovrebbero emettere la sentenza. Gabriele, 46 anni, rischia una condanna a tre anni di prigione. Di seguito i principali testimoni sentiti nelle udienze e le rivelazioni emerse.

MIGLIAIA DI DOCUMENTI IN CASA DI GABRIELE. Oggi il presidente del tribunale vaticano, Giuseppe Dalla Torre, ha ascoltato quattro gendarmi. Dalla testimonianza di Stefano De Santis, uno dei gendarmi che hanno perquisito e sequestrato lo scorso 23 maggio la documentazione che ha incastrato l'ex maggiordomo, emerge che tra i documenti trovati c'erano carte segretissime della segreteria di Stato vaticana, alcuni dei quali avevano la scritta 'distruggere'. Si trattava di originali e fotocopie. De Santis spiega che circa mille dei documenti sequestrati risultano importanti, precisando che fra questi c'erano quelli pubblicati dal giornalista Gianluigi Nuzzi. Alcune carte consistevano in ricerche su massoneria, esoterismo, loggia P2, loggia P4, caso Bisignani, caso Calvi, Ior, Dino Boffo e anche Berlusconi. A proposito della perquisizione del 23 maggio nell'appartamento di Gabriele, due dei gendarmi hanno riferito che durò sette ore e che al termine si decise di portare via tutto perché il materiale da analizzare era troppo.

GABRIELE SI DICHIARA INNOCENTE. Nella seconda udienza, quella di ieri, Paolo Gabriele si è dichiarato innocente rispetto all'accusa di furto. L'ex maggiordomo ha ammesso di aver fotocopiato parte della corrispondenza privata del Papa, sottolineando però di averlo fatto alla luce del sole e alla presenza di altri, dal momento che ha usato la fotocopiatrice dell'ufficio che condivide con i due segretari privati del pontefice. "Mi dichiaro innocente dall'accusa di furto aggravato, ma mi sento colpevole di aver tradito la fiducia del Santo padre, che amo come un figlio ama il padre", ha detto nell'udienza di ieri. Secondo i procuratori, Gabriele avrebbe rubato lettere del Papa e documenti che mostrerebbero lotte per il potere e corruzione all'interno del Vaticano.

IL PASSAGGIO DEI DOCUMENTI A NUZZI. La procura ha fatto sapere che nell'interrogatorio dello scorso 5 giugno Gabriele aveva confessato di aver consegnato alcune copie dei documenti al giornalista Gianluigi Nuzzi perché voleva che parlasse di "male e corruzione" presenti nella Chiesa. Nonostante sapesse che prendere i documenti era sbagliato, l'ex maggiordomo si sarebbe sentito ispirato dallo Spirito Santo a "riportare la Chiesa sulla giusta via". Nell'udienza di ieri il giudice Dalla Torre ha chiesto se confermava questa confessione e Gabriele ha risposto di sì, insistendo sul fatto che non aveva complici anche se molti all'interno del Vaticano avevano fiducia in lui e spesso gli confidavano problemi e preoccupazioni.

IL MAGGIORDOMO DENUNCIA CONDIZIONI DETENZIONE. L'avvocato di Gabriele, Cristiana Arru, ha denunciato ieri le condizioni di detenzione del suo cliente. Secondo quanto ha raccontato durante l'udienza, l'ex maggiordomo ha trascorso i primi 20 giorni agli arresti in una stanza tanto piccola che non riusciva a distendere le braccia e nella quale le luci restavano accese 24 ore al giorno. Inoltre la prima notte gli sarebbe stato negato l'uso del cuscino e questa serie di cose avrebbe provocato "pressioni psicologiche". La polizia vaticana ha rapidamente difeso il trattamento riservato a Gabriele, ma la procura ha aperto un'indagine a questo riguardo. La polizia ha avvisato tuttavia che potrebbe presentare una contro-denuncia contro la Arru se le indagini dovessero appurare che le dichiarazioni dell'avvocato non hanno alcun riscontro.

Padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano, ha replicato alle accuse dicendo che le dimensioni della cella di Gabriele erano conformi agli standard internazionali e che, in ogni caso, l'ex maggiordomo era stato poi trasferito in una cella più grande. La polizia vaticana, inoltre, ha risposto alle accuse della Arru con una lunga nota nella quale si insiste sul fatto che i diritti di Gabriele siano stati rispettati, facendo specifico riferimento a pasti, tempo libero, assistenza spirituale e cure durante il periodo di detenzione. Quanto alle luci, ha replicato che sono state mantenute accese per motivi di sicurezza e per assicurarsi che Gabriele non si facesse del male da sé, precisando che avrebbe avuto a disposizione una maschera da usare per ripararsi dalla luce.

LA TESTIMONIANZA DI GAENSWEIN. Anche monsignor Georg Gaenswein, segretario personale di Papa Benedetto XVI, è stato ascoltato nell'udienza di ieri. Ha detto di aver avuto i primi sospetti su Gabriele quando ha compreso che tre documenti presenti nel libro di Gianluigi Nuzzi, 'Sua Santità', potevano provenire solo dall'ufficio che condivideva con lui. Poi ha aggiunto che subito dopo aver letto il libro chiese al Papa il permesso di convocare un incontro per chiedere a ciascuno se avesse prelevato i documenti. Gaenswein ha detto che non ha mai notato l'assenza di documenti dalla sua scrivania, ma ha subito riconosciuto le lettere originali quando è stato chiamato dalla polizia vaticana dopo la perquisizione in casa di Gabriele il 23 maggio. Allora i gendarmi portarono via 82 scatole di documenti, nonostante solo una parte fosse corrispondenza papale. Gaenswein ha raccontato di aver visto sia documenti originali, che fotocopiati, che risalivano ad anni passati fino al 2006. In un segno del rispetto che ha per Gaenswein, Gabriele si è alzato al suo ingresso in aula e poi di nuovo quando è uscito.

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