Varese, frode carosello da 5 milioni: sequestrato 1 milione ad azienda

Varese, 11 dic. (LaPresse) - Negli ultimi giorni, la Guardia di finanza della compagnia di Busto Arsizio hanno scoperto una frode da 5 milioni di euro operata da una società di Busto Arsizio, in provincia di Varese, attiva nel commercio all'ingrosso di materiali ferrosi.

Sin dalla pianificazione dell'attività ispettiva, attraverso una mirata analisi di rischio, condotta con l'utilizzo delle banche dati sono emersi nei confronti della società selezionata, indicatori di pericolosità fiscale che hanno portato le fiamme gialle ad avviare un'approfondita attività di verifica. Il 60enne imprenditore bustese R.R., al fine di accaparrarsi le materie prime a prezzi esponenzialmente inferiori rispetto al mercato ed affermarsi significativamente su di esso, a discapito delle normali regole di concorrenza, aveva deciso di far acquistare la merce da una società cartiera che, non assolvendo ad alcun obbligo tributario (evasore totale) e rivendeva, allo stesso, la merce a prezzo stracciato per poi sparire e non essere attenzionata dal fisco.

In effetti, la società formalmente operava in maniera corretta, l'unico problema che le fatture di acquisto annotate in contabilità sono risultate relative ad operazioni soggettivamente inesistenti.

La merce, infatti, arrivava in azienda, da una società diversa da quella che emetteva fatture. Il meccanismo posto in essere dalla società, rientra nelle frodi carosello, definite così, proprio per gli attori che si interfacciano nella dinamica della frode. Tale schema fraudolento, ha come unica finalità, quella di scomporre il prezzo del bene dal primo all'ultimo passaggio della catena, così da eliminare, in sostanza l'Iva del costo finale del bene, con un risparmio minimo del 22%.

L'utilizzo di tale sistema di frode, collaudato nel settore siderurgico, crea effetti distorsivi sull'economia legale, sia a livello nazionale che a livello locale. Le attività ispettive si sono concluse, in una prima fase, con la scoperta di un'evasione fiscale pari a circa 5 milioni di euro mediante l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti da cui è conseguita un'indebita detrazione d'imposta per circa un milione di euro.

Nella seconda fase, al fine di tutelare e garantire la pretesa erariale, i militari operanti hanno proposto, alla locale procura, il sequestro dell'immobile della società per un valore pari all'ammontare dell'imposta evasa, quantificata in un milione di euro.

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