Vaccini, Iss alla ministra Grillo: "Obbligo flessibile? Difficile da mettere in pratica"
Rezza (direttore del dipartimento malattie infettive dell'Istituto) in audizione alla Camera: "No-vax minoranze ma molto rumorose"

Con l'inizio della scuola si torna a parlare dei vaccini, in particolare di quell''obbligo flessibile' coniato dalla ministra della Salute, Giulia Grillo, che tanto ha fatto discutere. Ad esprimere dei dubbi proprio su questo tema è Giovanni Rezza, direttore del dipartimento malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità, in un'audizione alla Camera davanti alle commissioni Affari costituzionali e Bilancio sul dl Milleproroghe. "L'obbligo flessibile è un ossimoro. Ho riflettuto sul termine e non saprei come definirlo", forse si intende un sistema che "possa cambiare molto facilmente nel tempo e nello spazio". Io vedo un po' difficile affrontare la variabilità regionale", sostiene Rezza. 

"Il business che c'è sui vaccini rispetto a quello che c'è sui farmaci per le malattie croniche è poco. I vaccini fanno risparmiare", spiega ancora il direttore, che dice la sua anche sui no-vax. "I gruppi no-vax sono delle estreme minoranze, rappresentano meno dell'1% della popolazione, ma sono molto rumorose. Da un'indagine che noi abbiamo fatto rappresentano lo 0,7% della popolazione".

Contro l'articolo 6 del Milleproroghe che, se approvato in via definitiva, dilazionerebbe di un anno l'applicazione del divieto di iscrizione alle scuole materne per i bambini non in regola con l'obbligo vaccinale, si scaglia anche la Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri). 

"Consideriamo non giustificabile dal nostro punto di vista medico il rinvio dell'obbligo di presentare la certificazione dell'avvenuta vaccinazione per l'iscrizione all'anno scolastico 2018/2019", afferma la Federazione, sottolineando che la proroga vanificherebbe di fatto l'introduzione dell'obbligo.

Un allarme, quello della Fnomceo, che si focalizza soprattutto sul morbillo: sono stati 14451 i casi segnalati in Europa nel 2017, che hanno causato 30 decessi. Erano stati 4643 nel 2016. In questa classifica ben poco gloriosa, l'Italia è al secondo posto, con 5004 segnalazioni. Né va meglio nel 2018: in Italia, dal 1° gennaio al 30 giugno, sono stati 2029 i casi segnalati. Di questi, il 91,3% si è verificato in soggetti non vaccinati, il 5,4% in chi era stato sottoposto solo alla prima dose.

"Le stime operate dai ricercatori dell'Istituto superiore di sanità - si legge nell'audizione - confermano come, in mancanza di un recupero degli adolescenti e dei giovani adulti non vaccinati, sia necessario mantenere per lungo tempo coperture vaccinali maggiori del 95% nei bambini, per poter raggiungere l'obiettivo dell'eliminazione del morbillo".

"L'obbligatorietà vaccinale - continua ancora il testo - dovrebbe essere valutata nel tempo, tenuto conto dell'andamento epidemiologico delle malattie e dell'entità della copertura vaccinale. Al momento attuale, in considerazione del dibattito in atto nel Paese, l'eliminazione dell'obbligo potrebbe essere interpretata come un atteggiamento antiscientifico".

"Auspichiamo comunque - conclude la Fnomceo -  un'offerta vaccinale attiva, in cui siano eliminate tutte le possibili barriere sia organizzative che economiche alla vaccinazione, con la possibilità - come già attuato in altri paesi industrializzati - di sistemi di incentivazione/disincentivazione che contribuiscano alla promozione della cultura della salute, anche nella prospettiva di una possibile abolizione della obbligatorietà delle vaccinazioni, nel caso in cui l'adesione spontanea della popolazione lo consentisse".

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