Uranio impoverito, Corte d'Appello condanna ministero Difesa
Il ministero dovrà risarcire con 1,5 milioni i familiari di un soldato

La Corte d'Appello di Roma ha pubblicato oggi la sentenza con la quale respinge il ricorso presentato dal ministero della Difesa che dovrà risarcire la famiglia Salvatore Vacca, morto a 23 anni per le ripetute esposizioni all'uranio impoverito. Nella sentenza, dice a LaPresse l'avvocato Angelico Fiore Tartaglia dell'Osservatorio militare, "si evidenziano le gravi inadempienze che hanno portato il giovane a morte dopo l'esposizione a uranio impoverito e il rapporto di causa effetto tra l'esposizione all'uranio impoverito e il male che ha ucciso Salvatore". Nella sentenza, secondo quanto sottolinea in una nota Domenico Leggiero dell'Osservatorio Militare, si sottolinea come non ci sia stata "alcuna adeguata informazione sulla pericolosità e sulle precauzioni da adottare", e si evidenzia come "la pericolosità delle sostanze prescinde dalla concentrazione". I giudici sottolineano inoltre la "condotta omissiva di natura colposa dell'Amministrazione della Difesa" e "l'esistenza di collegamento causale tra zona operativa ed insorgenza della malattia". Infine viene stigmatizzato il "comportamento colposo dell'autorità militare per non avere pianificato e valutato bene gli elementi di rischio".
 

Nella sentenza si sottolinea come non ci sia stata "alcuna adeguata informazione sulla pericolosità e sulle precauzioni da adottare", e si evidenzia come "la pericolosità delle sostanze prescinde dalla concentrazione". I giudici sottolineano inoltre la "condotta omissiva di natura colposa dell'Amministrazione della Difesa" e "l'esistenza di collegamento causale tra zona operativa ed insorgenza della malattia". Infine viene stigmatizzato il "comportamento colposo dell'autorità militare per non avere pianificato e valutato bene gli elementi di rischio".
 

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