Unipol, Welfare Italia: rapporto pensionati/lavoratore a 1,1 nel 2050, serve svolta
Unipol, Welfare Italia: rapporto pensionati/lavoratore a 1,1 nel 2050, serve svolta

Presentata a Roma la relazione sviluppata dal Gruppo Unipol con The European House - Ambrosetti

Una popolazione sempre più anziana, che dovrà far fronte ad una ingente spesa per sanità e pensioni. Lo Stato non potrà occuparsene da solo: c'è quindi la necessità di agire anche con strumenti privati. Lo scenario emerge dal rapporto del Think Tank 'Welfare Italia', sviluppato dal gruppo Unipol con The European House - Ambrosetti, e presentato oggi nella suggestiva cornice di Palazzo Venezia a Roma, dove martedì sera è stata organizzata una cena di gala per anticipare i risultati ad una platea di politici ed imprenditori.

Basandosi su dati Istat, il rapporto disegna uno scenario che nel 2050 vede 36mila nascite in meno ogni anno, ed una popolazione di 5,7 milioni di anziani non autosufficienti (2,9 milioni in più rispetto al 2018). Si arriverà quindi ad un rapporto di 1,1 pensionati per ogni lavoratore, e sarà necessario ripensare il sistema previdenziale e sanitario, anche perché la 'long term care' per gli over-80 vedrà raddoppiare la spesa.

Carlo Cimbri, amministratore delegato Unipol, spiega che "in uno Stato che ha sempre meno risorse da destinare a questi temi del welfare, dobbiamo sforzarci di accentuare i temi di cooperazione tra pubblico e privato". Sul fronte sanitario, in particolare, bisognerebbe favorire le forme di assistenza collettiva. Il rapporto chiede anche di organizzare un 'Welfare New Deal' a livello europeo, riorganizzando i meccanismi di bonus e i meccanismi di detrazioni, semplificando le normative esistenti per garantire un'efficace relazione pubblico-privato.

Per il Governo è intervenuto il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, che evidenzia quanto l'attuale sistema di welfare sia sbilanciato non solo a livello geografico, ma anche a sfavore delle donne. "La questione meridionale, per me, è sempre più al femminile", ha spiegato.

Nelle regioni del Sud, la spesa sanitaria pubblica è la più bassa in Italia: agli ultimi tre posti si classificano Puglia, Campania e Calabria. E l'indice di Stato di Salute, che misura i risultati del sistema sanitario in termini di salute della popolazione, per le regioni meridionali scende al 3,7, rispetto alla media italiana di 5,6.

Carlo Blangiardo, presidente Istat, sottolinea che la migrazione sanitaria, con flussi di pazienti che si spostano per esempio dalla Calabria alla Lombardia, è un fenomeno sempre più importante, che mostra "una carenza di offerta adeguata di servizi specialistici: questo è uno dei tanti gap del Mezzogiorno che dobbiamo recuperare con un nuovo approccio, anche di comunità".

In tutta Italia, nel 2018, la spesa pubblica complessiva in servizi di welfare ammonta a 488,3 miliardi di euro. Tra le tre voci di spesa approfondite nel dettaglio nel rapporto (Sanità, Previdenza e Politiche Sociali), la componente pensionistica è quella con l’impatto maggiore: con un valore pari a 281,5 miliardi di euro nel 2017, vale il 57,6% del totale.

All’interno di questo contesto, secondo il rapporto, l’integrazione pubblico-privato si configura come un meccanismo in grado di far fronte non solo ai crescenti vincoli di spesa del pubblico e al dualismo geografico, ma anche all’evoluzione dei bisogni dei beneficiari di servizi di welfare. A fine 2018 sono stati censiti 7,9 milioni di aderenti a forme di previdenza complementare (circa il 30% della forza lavoro) e 1,7 milioni di lavoratori beneficiano di servizi di welfare aziendale.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata