Unicef: 76,5 milioni di bambini vivono in povertà in Paesi ricchi

Ginevra (Svizzera), 28 ott. (LaPresse) - Dal 2008 in poi 2,6 milioni di bambini che vivono nei Paesi ad alto reddito sono scivolati sotto la soglia di povertà, e si stima che oggi 76,5 milioni di minori vivono in povertà nel mondo sviluppato. È quanto emerge da un nuovo rapporto dell'Unicef, il Fondo delle Nazioni unite per l'infanzia. Il documento, il 12° della serie Innocenti Report Card, intitolato 'Figli della recessione: l'impatto della crisi economica sul benessere dei bambini nei paesi ricchi', presenta dati e analisi su 41 Stati membri dell'Ocse e dell'Unione europea. In 23 dei 41 Stati esaminati, si legge nel documento, la povertà infantile è aumentata dal 2008. In Irlanda, Croazia, Lettonia, Grecia e Islanda i tassi di povertà infantile sono aumentati di oltre il 50% nel breve periodo preso in considerazione. Intanto, la recessione ha colpito duramente soprattutto i giovani tra i 15 e i 24 anni, con un numero di Neet (ragazzi che non studiano, non lavorano e non frequentano corsi di formazione) che è cresciuto drammaticamente in molti Paesi.

Nel 2013 nell'Unione europea 7,5 milioni di giovani erano classificati come Neet, pari quasi l'equivalente della popolazione della Svizzera. Negli Stati Uniti, dove la povertà infantile estrema è aumentata più durante questa recessione che in quella del 1982, le misure per una rete di sicurezza sociale hanno garantito un sostegno importante alle famiglie lavoratrici povere, ma sono state meno efficaci per i poveri senza lavoro. Dall'inizio della crisi, riferisce l'Unicef, la povertà infantile è aumentata in 34 Stati americani su 50. Nel 2012, 24,2 milioni di bambini americani vivevano in povertà, con un incremento netto di 1,7 milioni dal 2008. Infine, in 18 dei 41 Paesi presi in esame la povertà infantile è diminuita, talvolta in modo marcato. Australia, Cile, Finlandia, Norvegia, Polonia e Slovacchia hanno ridotto i livelli di povertà infantile di circa il 30%.

"Molti Paesi ricchi hanno compiuto un 'grande passo indietro' in termini di reddito, con ripercussioni a lungo termine per i bambini, per le famiglie e per le comunità", ha commentato Jeffrey O'Malley, direttore della divisione Statistiche, ricerche e analisi dell'Unicef, aggiungendo che "la ricerca mostra che la forza delle politiche di protezione sociale sarebbe stata un fattore decisivo per prevenire la povertà". "Tutti i Paesi - ha dichiarato O'Malley - hanno bisogno di forti reti di sicurezza sociale per la protezione dei bambini sia durante congiunture negative sia positive, e i Paesi ricchi dovrebbero fare da esempio impegnandosi esplicitamente per eliminare la povertà infantile, sviluppando politiche per controbilanciare la regressione e facendo del benessere infantile la prima priorità. Il rapporto mette in evidenza, e lo fa in modo significativo, che le risposte di politica sociale dei Paesi con condizioni economiche simili sono cambiate sensibilmente, con impatti diversi sui bambini".

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata