Torino, multinazionale americana evade fisco: multa da 22 mln di euro

Torino, 1 lug. (LaPresse) - Un gruppo societario statunitense con top holding in America, headquarter nel Regno Unito ed una miriade di imprese consociate nei Paesi europei, tra cui l'Italia. E' la descrizione dell'articolato organigramma della multinazionale che, dopo una verifica della guardia di finanza di Torino, nei giorni scorsi ha concordato con l'Agenzia delle entrate il versamento nelle casse dell'Erario nazionale di 22,3 milioni di euro. Un esempio virtuoso di lotta all'evasione internazionale che ha visto le fiamme gialle del nucleo polizia tributaria di Torino contestare alla consociata italiana del gruppo statunitense il reddito mai dichiarato negli ultimi 5 anni derivante dall'attività svolta in Italia da uno stabilimento industriale con sede in Piemonte. Nel meccanismo per risparmiare le imposte una delle tecniche ultimamente finite nel mirino dell'Ocse: Principal (quartier generale) in un Paese con un livello di tassazione medio-basso o con particolari agevolazioni fiscali, dove dichiarare il maggior reddito prodotto; aziende formalmente qualificate come 'agenti', ma in realtà siti produttivi e distributori localizzati in Stati con più alti livelli di tassazione (Italia), dove dichiarare la mera provvigione per il servizio prestato, anziché l'effettivo reddito conseguito. Un modello di business con il quale la multinazionale americana ha occultato utili derivanti da attività realizzate grazie ai mezzi ed alle persone dipendenti dell'agente nazionale, ma solo formalmente attribuite al principal inglese, con il risparmio del 50 per cento circa delle tasse da pagare in Italia. Le fiamme gialle torinesi hanno cosi ricostruito, dopo una complessa attività di polizia tributaria, l'articolato sistema di evasione messo in atto dal gruppo statunitense. Un caso in cui il principio di collaborazione Fisco - contribuente ha caratterizzato l'intera attività, sia quella ispettiva del nucleo polizia tributaria Torino sia quella di accertamento dell'Agenzia, visto che la società verificata, dinanzi alle specifiche contestazioni dei finanzieri, fin da subito ha intrapreso un dialogo costruttivo per regolarizzare la propria posizione ed evitare un eventuale, lungo contenzioso. Su questo fronte, la perfetta sinergia instaurata tra la guardia di finanza e l'Agenzia delle entrate (ufficio grandi contribuenti del Piemonte) ha permesso, in breve tempo, di giungere alla definizione del contesto: verifica delle fiamme gialle nel 2012, accertamento dell'Agenzia ad inizio 2013 e, pochi giorni fa, adesione del contribuente all'avviso di accertamento: 22,3 milioni di euro l'introito secco per le casse dello Stato. Visto che il reddito conseguito dalla società verificata è stato ricostruito utilizzando le regole previste per il transfer pricing, la condotta di evasione non ha assunto rilevanza penale, alla luce delle specifiche disposizioni che escludono la punibilità in caso di valutazioni estimative, rispetto alle quali il contribuente ha palesato i criteri applicati nella determinazione dei prezzi di trasferimento.

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