Torino, 'i Rom del bus': Siamo in un ghetto, Comune non ci aiuta

Torino, 11 nov. (La Presse) - "Vogliamo fare un appello: non fermatevi al pregiudizio, noi viviamo in un ghetto e siamo esposti continuamente ad atti razzisti e di esclusione sociale". Così Vojislav Stojanovic, rom serbo di Azione rom, è intervenuto a nome dei nomadi di strada dell'Aereoporto dopo le polemiche sul bus 69 che collega Torino a Borgaro. Alcune settimane fa il sindaco di Borgaro, Claudio Gambino, dopo aver ricevuto numerose lamentele da parte di suoi concittadini aggrediti sul pullman da parte di giovani rom, aveva chiesto una doppia linea del 69, una per i rom e una per gli altri cittadini. Non l'aveva ottenuta, ma la Gtt, in accordo con i comuni e con la prefettura, ha stabilito che sul bus saranno presenti sempre un bigliettaio e un vigile. "Il vero problema - ha denunciato Stojanovic, che è anche militante di Rifondazione comunista e mediatore culturale - è che questi campi non dovrebbero esistere. Ci sono molti sprechi da parte del Comune e delle coooperative, che vanno combattuti. Non sappiamo dove vadano a finire i soldi per i progetti rom. Nessuno di questi progetti comunque funzionerà, perchè i rom vengono esclusi e non hanno rappresentanza". "A Torino - ha proseguito - ci sono 15 cooperative che prendono soldi ovunque ma a noi non arriva neanche un centesimo. Dal 2004 esiste un tavolo rom in Comune ma i rom stessi non sono presenti, ci sono solo le associazioni, come Idea rom e Azione rom, ma nessuna associazione è formata da noi, che siamo esclusi. Ed è per questo che sono falliti tutti i progetti".

I rom del campo di strada dell'Aereoporto chiedono rappresentanza in Comune ma tra loro restano divisi. Nel campo ci sono tre file, separate da reti, che corrispondono ad altrettanti gruppi: croati, serbi e bosniaci. Durante la conferenza stampa convocata da Rifondazione comunista questa mattina, i rom intervenuti hanno sempre specificato di parlare non a nome di tutto il campo ma soltanto "della prima fila". "Esiste la delinquenza - si è sfogata Liliana Stojanovic - perché lo Stato non ci dà lavoro. Noi non siamo delinquenti e vogliamo lavorare, vogliamo per i nostri figli un futuro migliore". A proposito degli episodi di micro criminalità che si sono verificati sul bus 69, Liliana Stojanovic ha spiegato: "Non siamo tutti uguali, non siamo stati noi. Qui ci sono Croazia, Serbia e Bosnia, tre file". "Non siamo tutti uguali - ha aggiunto Vojislav Stojanovic - se uno fa uno sgarro ed è maleducato non possiamo pagare tutti. Non abbiamo nè il potere legislativo nè la forza di mandare via la gente da qui, ma come comunità possiamo escludere chi si comporta male. Ci sono lo Stato e le forze dell'ordine che devono allontanarli". "Finchè ci saranno i campi - ha precisato Stefano Stojanovic - ci sarà fallimento. Vogliamo terreni e case, solo così potremo integrarci".

"L'Italia è stata ammonita dall'Unione europea - ha detto Ezio Locatelli, segretario regionale di Rifondazione comunista - per la presenza di campi rom, che sono incompatibili con i diritti umani e sono anche uno spreco di denaro pubblico. Ci sono imprese che lucrano sulla gente qui esattamente come è avvenuto a L'Aquila". "Al sindaco di Borgaro - ha aggiunto - che fa proposte demenziali coi due bus dico che se costruisci il degrado e ghettizzi, ci saranno sempre elementi di discriminazione e di difficoltà di convivenza. Non neghiamo i problemi ma invece di sprecare milioni euro in campi che ghettizzano si usino le risorse per politiche di vera integrazione".

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata