Thyssen, la richiesta di arresto dei manager tedeschi ammissibile anche in Germania

Un passo in avanti nella lunga e travagliata vicenda giudiziaria seguita al rogo avvenuto nel 2007 nello stabilimento torinese dell'acciaieria in cui morirono sette operai

Il Tribunale tedesco di Essen ha dichiarato ammissibile l'esecuzione della sentenza di condanna emessa dalla Corte di Assise di Appello di Torino il 29 maggio 2015 nei confronti di Harald Espenhahn, ex ad di Thyssenkrupp, e del manager Gerald Priegnitz. Un passo in avanti nella lunga e travagliata vicenda giudiziaria seguita al rogo avvenuto la notte fra il 5 e il 6 dicembre 2007 nello stabilimento torinese dell'acciaieria che ha ucciso sette operai: Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rosario Rodinò, Giuseppe Demasi e Rocco Marzo.

La Cassazione ha confermato le condanne dell'appello bis dei sei imputati: 9 anni e 8 mesi per Espenhahn, 7 anni e 6 mesi per il membro del comitato esecutivo dell'azienda Daniele Moroni, 7 anni e 2 mesi per l'allora direttore dello stabilimento Raffaele Salerno, 6 anni e 10 mesi per i dirigenti Gerald Priegnitz e Marco Pucci, 6 anni e 8 mesi per il responsabile della sicurezza Cosimo Cafueri. In carcere sono finiti gli italiani, mentre i due manager tedeschi sono ancora liberi nel loro Paese.

Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, è stato informato per vie diplomatiche della decisione del tribunale di Essen, ma anche del fatto che i due condannati hanno impugnato il verdetto. Se la loro istanza venisse rigettata, sconterebbero comunque una pena decisamente più bassa di quella inflitta in appello a Torino, perché l'ordinamento tedesco prevede non più di 5 anni di carcere per l'omicidio colposo. Archiviata invece da tempo l'eventualità di estradizione in Italia, dopo che le richieste fatte in passato non hanno avuto successo. Le famiglie degli operai morti non hanno mai smesso di chiedere giustizia. "Continueremo a monitorare giorno per giorno la vicenda", promette il Guardasigilli.

 

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