Thyssen, 11 anni dopo manager ancora impuniti. Bonafede: "Chiederò giustizia a Germania"

Undici anni fa il rogo nell'acciaieria di Torino, il guardiasigilli: "Dirò che se siamo uniti come Europa dobbiamo esserlo prima di tutto nel riconoscere i diritti di un cittadino"

Sono passati undici anni da quando, la notte fra il 5 e il 6 dicembre 2007, un incendio all'acciaieria Thyssenkrupp di Torino ha ucciso sette operai: Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rosario Rodinò, Giuseppe Demasi e Rocco Marzo. Undici anni e un lungo iter giudiziario, al termine del quale la Cassazione ha confermato le condanne dell'appello bis dei sei imputati: 9 anni e 8 mesi per l'ex ad Harald Espenhahn, 7 anni e 6 mesi per il membro del comitato esecutivo dell'azienda Daniele Moroni, 7 anni e 2 mesi per l'allora direttore dello stabilimento Raffaele Salerno, 6 anni e 10 mesi per i dirigenti Gerald Priegnitz e Marco Pucci, 6 anni e 8 mesi per il responsabile della sicurezza Cosimo Cafueri. In carcere sono finiti gli italiani, mentre i due manager tedeschi sono nel loro Paese, ancora liberi. Nel giorno in cui Torino ricorda i suoi morti, il guardasigilli Alfonso Bonafede, presente alla commemorazione, annuncia un incontro per domani, venerdì, a Bruxelles con la sua omologa tedesca Katarina Barley, a margine di una riunione dei ministri della Giustizia. "Il primo passo che potevo fare e ho fatto", precisa Bonafede, "dirò che se siamo uniti come Europa dobbiamo esserlo prima di tutto nel riconoscere i diritti di un cittadino; deve passare il concetto per cui chi sbaglia paga e che la pena sia riconosciuta in qualunque Stato".

I due manager ancora liberi non saranno estradati, la richiesta fatta in passato non ha avuto successo, "adesso siamo nella fase in cui si chiede che la pena italiana sia eseguita in Germania". L'ordinamento tedesco prevede per l'omicidio colposo una pena più bassa che da noi, il guardasigilli ne è ben consapevole, ma "i rapporti tra Italia e Germania sulla giustizia sono molto solidi, non ci sono mai stati problemi, conto di avere una risposta che possa individuare una strada per arrivare al completamento della giustizia, sono fiducioso".

I parenti delle vittime insistono, "non ci arrenderemo finché non li vedremo tutti in carcere", rimarca tra le lacrime Rosina Demasi, mamma di Giuseppe, mentre Laura Rodinò, sorella di Rosario, ha annunciato un'azione a livello europeo "per chiedere che finalmente venga data esecuzione alla sentenza". Bonafede ha raccolto l'appello e assicura che alla ministra tedesca "dirò che giustizia deve essere fatta", perché "non si può pensare che chi viene a investire in Italia nel momento in cui muoiono lavoratori italiani e deve scontare la pena torni nel suo Paese. Chi viene in Italia deve rispettare le regole italiane e chi non le rispetta paga".

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