Svizzera, Razzi:Io contrario a detenzione armi in casa, cresce rischio

Roma, 10 mag. (LaPresse) - "Sono contrario alla detenzione delle armi in casa come accade in Svizzera. Sono contrario, in qualsiasi Paese". Lo dice a LaPresse, Antonio Razzi, senatore di Fi, eletto in Abruzzo, ma residente in Svizzera, commentando la sparatoria avvenuta nella Confederazione elvetica, a Wurenlingen, nel cantone svizzero di Argovia, in cui sono morte 5 persone, alla cui origine sembrerebbe esserci una disputa familiare. La Svizzera ha uno dei tassi più alti al mondo di presenza di armi da fuoco per abitante, anche se il possesso di armi non è considerata una ragione determinante della delinquenza. Secondo l'organizzazione Small Arms Survey, nel 2007 nel Paese c'erano 3,4 milioni di armi da fuoco su una popolazione di circa 8 milioni di abitanti, una cifra che però non è stata aggiornata. Dal 1985 a oggi in Svizzera si sono verificate almeno nove sparatorie. In Svizzera, paese neutrale in politica estera, ma che in un momento storico, dove la maggior parte degli Stati opta per un esercito di professionisti, non rinuncia al suo esercito di milizia, il servizio militare si può espletare in una sola volta o con l'opzione della scuola reclute più breve (dalle 18 alle 21 settimane consecutive a dipendenza dell'arma) e per portare a termine il proprio dovere di soldato, ogni anno si deve svolgere il cosiddetto corso di ripetizione (19 giorni).

"Oggi mi trovo in Svizzera e ho appreso dalle agenzie di questa tragedia familiare che mi ha colpito. Non so i dettagli sui motivi che hanno scatenato questo terribile dramma. Io risiedo a Lucerna e oggi sono qui per il compleanno di mio figlio che vive in Svizzera", dice Razzi, che nella precedente legislatura è stato eletto dagli italiani all'estero nella Circoscrizione Europa per l'Idv. "In Svizzera - sottolinea il senatore Razzi- tanti hanno armi in casa, perché in questo Paese c'è il richiamo per il servizio militare, che avviene ogni anno. Gli svizzeri, terminata la scuola reclute, tornano a casa con l'arma. E così, come in America, sono molto diffuse le armi in casa. Ma se qualcuno dà di testa l'arma ce l'ha a casa sua, non deve andare a compare il fucile".

La polizia elvetica ha spiegato che il killer di Wurenlingen, 36enne, padre di 3 figli, separato dalla moglie, che era stato condannato per altre questioni nel suo cantone di origine, quello di Svitto, ha aperto il fuoco e prima ha ucciso quattro persone, fra cui i suoceri e il cognato, e poi si è suicidato. Il senatore Razzi commentando la strage familiare ribadisce: "Tenere le armi in casa è pericoloso, perché uno scatto di nervi può capitare a chiunque e quello che non immagineresti possa succedere, invece, può capitare. E qualcuno può sparare, magari poi si pente, ma intanto succede".

In merito allo stereotipo di una Svizzera Paese 'tranquillo', dove c'è grande attenzione alla sicurezza, Razzi conferma questa immagine diffusa della Confederazione elvetica: "Spesso quando ero in Svizzera mi capitava di sentire di casi di persone che andavano in pensione, magari anticipata, e diventavano depressi. Non si sentono più utili e in alcuni casi succede che si suicidino o che si diano all'alcool. La Svizzera, comunque, è un paese tranquillo", dice il senatore che nella confederazione ha lavorato anche come operaio tessile. "Ma ciò non toglie che certi fatti anche lì accadono, su 8 milioni di persone c'è di tutto - dice Razzi - Certo di fronte alla notizia di questa strage familiare resto meravigliato, perché non è così normale e così consueto in Svizzera, ma uno su un milione magari succede".

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