Strasburgo dà ragione a Belpietro: Stato gli risarcisca 10mila euro

Strasburgo (Francia), 24 set. (LaPresse) - La Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha accolto il ricorso di Maurizio Belpietro contro la condanna a 4 mesi per diffamazione, condannando lo Stato a un risarcimento di 10mila euro. La vicenda si riferisce a un pezzo pubblicato nel novembre 2004, quando Belpietro era direttore de Il Giornale a firma dell'allora senatore Raffaele Iannuzzi, secondo il quale era in corso una "guerra" tra magistrati e carabinieri nella lotta alla mafia.

Per i giudici di Strasburgo la sentenza italiana ha violato l'articolo 10 della Convenzione che difende la libertà di espressione. "Ogni persona - recita il testo - ha diritto alla libertà d'espressione. Tale diritto include la libertà d'opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera".

L'articolo di Iannuzzi, pubblicato il 7 novembre 2004, si intitolava 'Mafia, tredici anni di scontri tra pm e carabinieri. Cosa si nasconde dietro il processo al generale Mori e al colonnello Ultimo per il covo di Riina'. La Cassazione ad aprile 2010 aveva confermato la condanna, sottolineando che a Palermo, negli anni durante i quali la procura fu retta da Giancarlo Caselli non ci fu alcuna guerra dei magistrati contro le indagini condotte sull'allora colonnello del Ros Mario Mori e su Sergio De Caprio, capitano 'Ultimo'. Indagini, scriveva, che erano frutto del "dovere costituzionale del pubblico ministero di esercitare l'azione penale contro chiunque sia", senza che ciò "significhi guerra di una istituzione contro un'altra". Perciò l'articolo era diffamante dell'onore dei magistrati.

Al contrario, Strasburgo parla di "valutazione arbitraria o manifestamente erronea della Corte d'Appello di Milano". L'articolo, si legge nella sentenza, "riguardava un tema di interesse generale, quello di conoscere i rapporti tra i pubblici ministeri e i carabinieri di Palermo in un contesto delicato come quello della lotta alla mafia".

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