Terremoto, ok allo stato di emergenza per 9 Comuni catanesi. Subito 10 milioni

Via libera dal Consiglio dei ministri. Conte: "Siamo vicini in modo concreto alle comunità colpite"

Il Consiglio dei ministri ha deliberato lo stato di emergenza, per 12 mesi, in seguito al terremoto che ha colpito i comuni di Aci Bonaccorsi, Aci Catena, Aci Sant'Antonio, Acireale, Milo, Santa Venerina, Trecastagni, Viagrande e Zafferana Etnea, in provincia di Catania. Per l'avvio delle prime attività di soccorso e assistenza alle popolazioni colpite sono stati stanziati 10 milioni di euro, "a valere sul Fondo per le emergenze nazionali", spiega Palazzo Chigi in una nota.

Il Cdm ha anche deciso "la determinazione degli importi autorizzabili per l'effettiva attivazione dei finanziamenti agevolati previsti per fronteggiare i danni occorsi a seguito di specifici eventi calamitosi già riconosciuti e che hanno interessato, nel periodo tra il 2015 e il 2017, il patrimonio privato nella Regione Siciliana - prosegue la nota -; l'integrazione degli importi autorizzabili con riferimento alle eccezionali avversita' atmosferiche verificatesi nei giorni dal 5 al 18 gennaio 2017 nel territorio della Regione Basilicata per l'effettiva attivazione dei previsti finanziamenti agevolati in favore dei titolari delle attività economiche e produttive".

"Il Governo ha dato risposta immediata per Catania: deliberato in Consiglio dei ministri lo stato di emergenza e stanziati 10 milioni per le prime attività di soccorso. Siamo vicini, in modo concreto, alle comunità colpite dal terremoto", ha commentato su Twitter il premier Conte.

Nel frattempo si è riunita oggi a Roma, su richiesta del capo Dipartimento della protezione civile, Angelo Borrelli, la Commissione nazionale grandi rischi, presieduta dal presidente Gabriele Scarascia Mugnozza.

La Commissione - si legge in una nota del Dpc - ha sottolineato che sebbene allo stato attuale, i dati analizzati mostrino una sensibile diminuzione dell'attività, "l'evoluzione di un fenomeno complesso, quale quello connesso all'attuale attività sismica ed eruttiva del sistema vulcanico etneo, è soggetta ad una elevata incertezza".

Sulla base dei dati illustrati alla Commissione - si trova ancora scritto - emerge che la sismicità legata alla propagazione del magma è regredita ai livelli registrati nella fase pre-eruttiva e che il sisma del 26 dicembre 2018, di intensità 4.9 ML, sia invece legato al sistema di faglie del fianco sud-orientale del vulcano ed associato alla dislocazione della faglia di Fiandaca. La magnitudo misurata risulta compatibile con quella stimata per gli eventi storici attribuiti alla stessa faglia. "Scenari più severi potrebbero verificarsi a seguito dell'attivazione contemporanea di diverse faglie superficiali dell'area, oppure dell'attivazione di faglie più profonde, come potrebbe essere stato il caso di eventi storici nell'area, quale il terremoto del 20 febbraio 1818, di magnitudo stimata 6.3".

La Commissione, inoltre, rimarca come le attività dei vulcani Stromboli ed Etna non siano legate in alcun modo, così come sono del tutto indipendenti dalle dinamiche di altri vulcani italiani quali Vesuvio e Campi Flegrei.

Borrelli, raccogliendo le raccomandazioni fornite dalla Commissione grandi rischi - riporta ancora la nota della protezione civile - sottolinea la necessità di mantenere alto il livello di monitoraggio dei fenomeni in corso e di approfondire gli studi di eventuali correlazioni tra gli eventi sismici ed eruttivi, ribadendo alle autorità locali l'importanza di un costante aggiornamento dei piani di protezione civile, in modo da poter dare pieno corso alle attività di prevenzione previste, compresa l'informazione della popolazione.

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