Stampa Romana con Nuzzi e Fittipaldi: importante difendere la libertà di pensiero

di Maria Elena Ribezzo

Città del Vaticano, 12 nov. (LaPresse) - "In Italia esiste l'articolo 21 della Costituzione. Le nostre autorità lo tengano ben presente quando arriveranno le carte e le rogatorie del Vaticano". E' durissima la reazione dell'associazione Stampa Romana, sindacato dei giornalisti della capitale, alle indagini scattate tra le mura leonine anche per i due autori di 'Via Crucis' e 'Avarizia', Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi. I due volumi che hanno portato a due arresti e a fiumi di polemiche, sono stati scritti utilizzando documenti che dovevano restare riservati e registrazioni di incontri privati del Pontefice con alti vertici della Chiesa.

La conferma delle indagini è arrivata ieri sera con una nota di Padre Federico Lombardi. Il portavoce della Santa Sede, ha fatto sapere che, oltre ai due giornalisti, "sono all'esame degli inquirenti anche alcune altre posizioni di persone che per ragioni di ufficio potrebbero aver cooperato all'acquisizione dei documenti riservati in questione". Lo stesso Fittipaldi è tornato a difendersi questa mattina sul suo profilo Twitter: "Non ho nulla da temere, il libro racconta solo la verità", ha scritto in un tweet che rimanda a una videointervista rilasciata a L'Espresso, testata per cui lavora. "Quando facciamo giornalismo d'inchiesta e raccontiamo scandali e segreti - dice nell'intervista -, il potere reagisce e contrattacca".

"E' un rischio che fa parte del mestiere - aggiunge - Me lo aspettavo. Ma non ho nulla da temere, il libro è vero, non si riesce a capire quali accuse mi si possano rivolgere". Le accuse sono di "concorso in diffusione di notizie e documenti riservati, previsto dalla Legge n.IX dello Stato Città del Vaticano, del 13 luglio 2013 (art 116 bis c.p.). "La pubblicazione di documenti riservati, se dal punto di vista della Santa Sede è un reato, da quello di un giornalista che possiede notizie di interesse pubblico è un dovere", aveva detto Gianluigi Nuzzi alla presentazione del suo volume.

Gli indagati dunque al momento sono quattro, oltre ai due giornalisti ci sono i due accusati di essere gli autori del furto: Monsignor Lucio Vallejo Balda e Francesca Immacolata Chaouqui. Il primo, vicino all'Opus Dei ma dal quale l'organizzazione ha prontamente preso le distanze, resta imprigionato nelle celle vaticane. Chaouqui, 32enne pierre e lobbista, è stata invece scarcerata poco dopo l'arresto per cooperazione con la giustizia. Qualche giorno dopo si è saputo, prima tramite alcuni organi di stampa e poi tramite sua stessa conferma su Facebook, che la donna è in stato di gravidanza, circostanza che potrebbe averle fatto evitare la detenzione.

Le indagini dunque proseguono a ritmi serrati per cercare di arginare questa fuga di notizie che sembra non essere più gestibile. Nei giorni scorsi, infatti, l'agenzia Reuters è entrata in possesso - e ne ha pubblicato in parte i contenuti - di un dossier riservato secondo il quale il presidente della Banca Finnat Ganpietro Nattino avrebbe utilizzato i conti dell'Apsa, organismo che amministra il patrimonio della Santa Sede, per transazioni personali sul mercato azionario italiano. Su questo episodio, ha fatto sapere ieri Padre Lombardi, è stata aperta un'altra inchiesta.

Il reato di diffusione di documenti riservati è stato inserito nel codice penale vaticano dopo il primo scandalo Vatileaks, nel luglio 2013, quando l'ex maggiordomo di Joseph Ratzinger finì dietro le sbarre per aver sottratto dei documenti dalla sua scrivania. "Chiunque si procura illegittimamente o rivela notizie o documenti di cui è vietata la divulgazione - recita l'articolo 10 della legge IX - è punito con la reclusione da sei mesi a due anni o con la multa da euro mille ad euro cinquemila. Se la condotta ha avuto ad oggetto notizie o documenti concernenti gli interessi fondamentali o i rapporti diplomatici della Santa Sede o dello Stato, si applica la pena della reclusione da quattro a otto anni". Per il Vaticano, questo reato è un delitto contro la sicurezza dello Stato. Ma, perché la legge sia applicata a cittadini stranieri, occorre una rogatoria internazionale.

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