Spaccio di coca nei locali di Via Veneto a Roma: 21 arresti
Finisce in manette anche la nipote della ministra degli Esteri Ue, Federica Mogherini. La vendita di polvere al "Notorius" e al "Jackie O"

Spacciavano in alcuni lussuosi locali della 'Roma bene' cocaina purissima che smerciavano a partire dalle piazze della droga alla periferia est della città. Ventuno persone sono state arrestate nell'indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e condotta dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della procura. Tra di loro c'è anche Gaia Mogherini, nipote 28enne dell'alto rappresentante della Ue per gli Affari esteri, già arrestata nel 2016 per una vicenda analoga. Le persone coinvolte rispondono a vario titolo di reati che vanno dall'associazione per delinquere finalizzata allo spaccio, all'estorsione, le minacce, e il porto clandestino e ricettazione di armi.

Al centro dell'inchiesta lo spaccio in locali come il 'Jackie O' e il 'Notorius', della zona di Via Veneto. Le indagini hanno permesso di scoprire una filiera che dai locali nei pressi di Via Veneto, passando per quartieri come San Giovanni, Anagnino e La Rustica giungeva in zona Casilina, dove era la base del gruppo. Cinque persone sono state fermate in flagranza di reato e 16 colpite da ordinanza di custodia cautelare nell'ambito dell'operazione che ha portato al sequestro di armi e droga. Uno degli arrestati, è finito in manette mentre di notte, si aggirava per le vie della Capitale con indosso una pistola Beretta calibro 7,65 con matricola abrasa, caricatore inserito e cinque cartucce.

Mentre al 'ragioniere' dell'organizzazione, sono stati sequestrati, non solo cocaina, denaro e materiale da confezionamento, ma anche la contabilità degli scambi tra acquirenti e consumatori. Non esitavano a minacciare di morte i debitori o i loro stessi collaboratori pur di ottenere il pagamento della droga. E la cocaina spacciata, con principio attivo del 97%, era di qualità altissima, quasi senza precedenti in Italia. Questo dettaglio fa pensare che la droga derivasse da approvvigionamenti giunti a Roma direttamente dai luoghi esteri di produzione, senza aver subito ulteriori lavorazioni.

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