Sinodo, Papa: Cerchiamo Dio nell'uomo vivente

Città del Vaticano, 25 ott. (LaPresse) - Dio è un padre. Torna con questa immagine Papa Francesco oggi sul tema della famiglia, nell'omelia della messa che conclude il Sinodo. "Il profeta Geremia - dice - in pieno disastro nazionale, mentre il popolo è deportato dai nemici, annuncia che 'il Signore ha salvato il suo popolo, il resto d'Israele'). E perché lo ha fatto? Perché Lui è Padre".

Una paternità, spiega, inclusiva: "Come Padre - continua - si prende cura dei suoi figli, li accompagna nel cammino, sostiene il cieco e lo zoppo, la donna incinta e la partoriente. La sua paternità apre loro una via accessibile, una via di consolazione dopo tante lacrime e tante amarezze".

"C'è una tentazione, quella di cadere in una fede da tabella. Possiamo camminare con il popolo di Dio, ma abbiamo già la nostra tabella di marcia, dove tutto rientra: sappiamo dove andare e quanto tempo metterci; tutti devono rispettare i nostri ritmi e ogni inconveniente ci disturba. Rischiamo di diventare come quei molti del Vangelo che perdono la pazienza e rimproverano Bartimeo. Poco prima avevano rimproverato i bambini, ora il mendicante cieco: chi dà fastidio o non è all'altezza è da escludere. Gesù invece vuole includere, soprattutto chi è tenuto ai margini e grida a Lui. Costoro, come Bartimeo, hanno fede, perché sapersi bisognosi di salvezza è il miglior modo per incontrare Cristo". E' un passaggio della omelia di Papa Francesco nella messa conclusiva del Sinodo in Vaticano.

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Non bisogna correre il rischio dell'indifferenza: "Di fronte ai continui problemi, meglio andare avanti, senza lasciarci disturbare" e in questo modo stare "con Gesù", ma senza pensare "come Gesù. Si sta nel suo gruppo, ma si smarrisce l'apertura del cuore, si perdono la meraviglia, la gratitudine e l'entusiasmo e si rischia di diventare 'abitudinari della grazia'. Possiamo parlare di Lui e lavorare per Lui, ma vivere lontani dal suo cuore, che è proteso verso chi è ferito", ha detto papa Francesco.

"Questa - spiega il Pontefice - è la tentazione: una 'spiritualità del miraggio': possiamo camminare attraverso i deserti dell'umanità senza vedere quello che realmente c'è, bensì quello che vorremmo vedere noi; siamo capaci di costruire visioni del mondo, ma non accettiamo quello che il Signore ci mette davanti agli occhi. Una fede che non sa radicarsi nella vita della gente rimane arida e, anziché oasi, crea altri deserti".

d "Carissimi Fratelli sinodali, noi abbiamo camminato insieme. Vi ringrazio per la strada che abbiamo condiviso con lo sguardo rivolto al Signore e ai fratelli, nella ricerca dei sentieri che il Vangelo indica al nostro tempo per annunciare il mistero di amore della famiglia. Proseguiamo il cammino che il Signore desidera. Chiediamo a Lui uno sguardo guarito e salvato, che sa diffondere luce, perché ricorda lo splendore che lo ha illuminato. Senza farci mai offuscare dal pessimismo e dal peccato, cerchiamo e vediamo la gloria di Dio, che risplende nell'uomo vivente", ha detto il Papa.

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