Sindaco di Genova contestato dai concittadini. Renzi: Spendiamo i 2 miliardi fermi

Genova, 12 ott. (LaPresse) - E' stato contestato dai suoi stessi concittadini, impegnati nella ricostruzione di una città piegata dal fango, ma che non si arrende. Il sindaco di Genova Marco Doria questa mattina ha incontrato commercianti e residenti in zona piazza Colombo. La gente gli ha chiesto soprattutto chiarimenti sul sistema di allerta. Poi un giovane con in mano una pala ha cominciato a contestarlo: "Buffoni, andavene a casa". E un altro: "Dimezzatevi lo stipendio", "Siete spazzatura". Il sindaco era scortato da agenti di polizia municipale e polizia. Nonostante gli insulti ha continuato ad ascoltare i commercianti.

DORIA: DIMISSIONI? POSSO PENSARCI - Il sindaco, dopo le contestazioni, ha fatto sapere di non escludere l'ipotesi di dare le dimissioni. Ad affermarlo è stato lui stesso: "Posso pensarci", ha detto ai microfoni di Rainews24, specificando anche che "Come Comune abbiamo fatto una riunione straordinaria di giunta" questa mattina, "sospendiamo per tutti coloro che sono stati danneggiati dall'evento alluvionale Tasi, Imu e Tari" 2014. "Chiedo che anche il governo", ha aggiunto, proceda con "la sospensione del pagamento delle imposte per i danneggiati". Doria, ai microfoni di Sky Tg24, ha assicurato: "Attiveremo un conto corrente" dove chiunque potrà versare denaro per gli alluvionati e il Comune di Genova "sarà il primo" a versare dei fondi. "Non ero in grado" di sbloccare i fondi per la risistemazione del Bisagno, ha poi detto rispondendo alle domande dei giornalisti.

GRILLO: CHIEDEREMO DIMISSIONI DI DORIA - E intanto Beppe Grillo al Circo Massimo, dove si sta svolgendo la festa del Movimento 5 Stelle, ha annunciato: "Domani andiamo a Genova con i nostri parlamentari, quasi tutti mi hanno detto sì. Andiamo a chiedere le dimissioni" del sindaco Doria.

RENZI: SPENDERE I DUE MILIARDI FERMI - "Se vogliamo essere seri, se vogliamo evitare le passerelle e le sfilate da campagna elettorale, l'unica soluzione è spendere nei prossimi mesi i due miliardi non spesi per i ritardi burocratici. E cambiare finalmente le cose: portare a termine le riforme che noi abbiamo proposto e contro cui altri stanno facendo ostruzionismo in parlamento". Lo scrive il presidente del Consiglio Matteo Renzi su Facebook riferendosi ai danni dell'alluvione che ha colpito Genova. "C'è l'emergenza certo -ha proseguito - Non manca e non mancherà il sostegno del Governo e penso innanzitutto a quei commercianti che hanno preso il mutuo per pagare i danni del 2011 e sono di nuovo da capo. Ci saranno forme di ristoro anche per i privati, è giusto e doveroso e urgente. Non voglio che si arrendano, noi stiamo concretamente dalla loro parte. E non semplicemente con le pacche sulle spalle", conclude Renzi.

RENZI: RAGAZZI NON BASTANO, SBLOCCHIAMO CANTIERI - "I ragazzi che sorridono spazzando via il fango di Genova sono bellissimi e ci dimostrano che c'è una generazione di giovani che non è come viene raccontata in modo superficiale e banale. Ma non bastano", ha proseguito il premier sul social network. "C'è bisogno - ha aggiunto Renzi - di sbloccare i cantieri, come abbiamo iniziato a fare con l'unità di missione. Di superare la logica dei ricorsi e controricorsi che rendono gli appalti più utili agli avvocati che non ai cittadini, come abbiamo previsto con il disegno di legge delega sulla Pubblica amministrazione. Di coordinare la protezione civile con un maggior ruolo del livello centrale come prevede la riforma costituzionale del titolo V. Si chiamano Sbloccaitalia, riforma della P.A., riforma costituzionale, riforma della giustizia, cantieri dell'unità di missione le priorità per l'Italia che vogliamo". "Genova e non solo. Adesso tutti a strapparsi le vesti, tutti a indossare la faccia contrita d'ordinanza. Ma diciamoci la verità - ha voluto puntualizzare il presidente del Consiglio - del dissesto bisogna occuparsi quando non ne parla nessuno, non quando ci sono i titoloni in prima pagina che tra poche ore saranno già dimenticati".

GABRIELLI: LO STATO E' IMPOTENTE - "Lo Stato è impotente. Nelle condizioni attuali, come s'è visto giovedì a Genova, non è in grado di tutelare le vite dei cittadini. E la Protezione civile è senza mezzi, è come se mi avessero mandato sul fronte con una scatola di aspirine per una guerra non voluta da me". Queste le parole del capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, in un'intervista a Repubblica. "Una previsione meteo è stata sbagliata - ha spiegato -, ma da qui a crocifiggere chi ha sbagliato ne corre. La colpa di Genova, e di tutte le calamità che stanno accadendo, è del grande deficit culturale del nostro Paese sul tema della protezione civile". Parlando dei fondi disponibili per le emergenze che si sono verificate, Gabrielli ha aggiunto "perché ci si stupisce della sua esiguità solo quando ci sono disastri e morti?".

"Io pongo il problema - ha continuato il capo della Protezione civile - che in questo Paese, a distanza di 30 mesi da quando sono stati stanziati i fondi, si stia ancora dietro alla carta bollata, quando giovedì un uomo è morto e una città è andata sotto. I 35 milioni per il torrente Bisagno, non spesi per una girandola di ricorsi dopo l'assegnazione della gara, è uno scandalo della burocrazia pubblica. In questo caso, legato ai lunghi tempi della giustizia amministrativa". Gabrielli ha parlato anche della situazione italiana in generale: "Noi abbiamo un Paese sempre più in condizione emergenziale", ha aggiunto, "non c'è parte del territorio nazionale che ne sia indenne. La prevenzione va benissimo. E' sacrosanta. Ma dobbiamo avere la consapevolezza che la gestione dell'emergenza in Italia durerà almeno ancora per qualche anno".

LA PREGHIERA DEL PAPA - "In questo momento, il nostro pensiero va alla città di Genova duramente colpita dall'alluvione. Assicuro la mia preghiera per la vittima e per quanti hanno subito gravi danni". Così Papa Francesco dopo la recita dell'Angelus in piazza San Pietro. "La Madonna della Guardia - ha aggiunto - sostenga la cara popolazione genovese nell'impegno solidale per superare la dura prova".

ARRESTATI 4 SCIACALLI - I carabinieri di Genova hanno arrestato quattro sciacalli che rubavano generi alimentari, detersivi e cosmetici tra gli scaffali dei negozi alluvionati di via Cesarea e via Granello, a pochi passi da via XX Settembre, in una delle zone maggiormente colpite dall'esondazione del Bisagno. In manette sono finiti quattro uomini di origini romene di 19, 23, 38 e 51 anni. Dovranno rispondere del reato di furto con l'aggravante dello sciacallaggio. Dalla notte di giovedì, proprio per prevenire gli atti di sciacallaggio, le forze dell'ordine hanno organizzato servizi di controllo ad hoc nelle zone più devastate. Dall'inizio dell'emergenza sono 14 le persone arrestate per questo reato

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