Sciopero della Sanità riuscito: adesioni al 90%. Cosa chiedono i medici italiani

Da un adeguato finanziamento del Fondo sanitario nazionale 2018 al rinnovo dei contratti: ecco perché la categoria ha incrociato le braccia

Uno sciopero riuscito. Compatto. Il 90 per cento dei 135 mila sanitari interessati all'astensione dal lavoro proposta dal sindacato Anaao Assomed Fp Cgil Medici e Anestesisti (Aarol-Emac), ha incrociato le braccia. Disagi in molti ospedali, interventi non urgenti slittati e servizi essenziali garantiti. Persino la ministra della Sanità, Giulia Grillo ha ammesso che i medici hanno molte ragioni e ha spiegato che "nella legge di bilancio ci sono le risorse per onorare gli impegni presi rispetto ai rinnovi contrattuali 2019-21".

I medici della Sanità pubblica (135 mila in tutto) hanno attraversato anni e anni di difficoltà, degrado del servizio e, quindi, del valore del loro lavoro. Hanno stipendi fermi da 10 anni, vedono un numero sempre più alto di precari che li aiuta senza diritti, con pochi soldi e rischi altissimi. Si calcola che il 91 per cento degli ospedali italiani è sotto organico. Un'intera generazione di bravi medici ha un solo desiderio: andarsene in pensione al più presto. Qualcuno ha fatto i conti a partire da Quota 100 ed è arrivato a dire che, se ci sarà la possibilità di andarsene in quiescenza con un secolo tra età e anni di lavoro, moltissimi lasceranno. Qualcuno ha calcolato che centomila sarebbe il numero di quelli che contano i giorni per lasciare la professione. Sostituirli, con un salto generazionale pazzesco, non sarebbe facile. Insomma, se si guarda dentro il mondo della sanità si capisce perché i medici hanno deciso di scioperare (non lo fanno spesso) e, soprattutto, perché, questa volta, l'adesione è stata così alta.

Quattro le richieste principali che hanno definito la "piattaforma" dello sciopero e che trovano controparti altrettanto duramente criticate nel governo e nelle Regioni. Come dire (tra esecutivo attuale e precedenti e regioni governate da maggioranze diverse) che ce n'è per tutte le parti politiche. 

1) Finanziamento adeguato del Fondo sanitario nazionale 2019, in modo da garantire i vecchi e i nuovi Lea (Livelli essenziali di assistenza). Il documento che lancia lo sciopero vede il rischio della nascita di una "sanità duale": quella ricca e di alto livello (sostenuta da fondi e assicurazioni) per chi può permettersela e quella per i meno abbienti carente di soldi e di professionalità. Per descrivere i Lea c'è un Decreto del Presidente del Consiglio del 12 gennaio 2017 che stabilisce in oltre sessanta dettagliatissimi articoli che un cittadino (ad esempio) ha diritto all'assistenza medica h 24, alla prevenzione, all'assistenza sul territorio (medicina di base, farmacie ecc), e a quella ospedaliera in termini di efficienza, velocità, logistica (dalle ambulanze ai letti). Insomma, immaginatevi tutto quello che uno  si dovrebbe aspettare dal servizio sanitario di un Paese tra i primi dieci del mondo per Pil e strutture e che, non sempre riusciamo ad avere o che abbiamo con delle punte di straordinaria eccellenza in alcune parti del Paese, per cadere miseramente in altre.

2) Rinnovo del contratto dei medici che è fermo da dieci anni. I sindacati respingono il "giochino" di mettere tutto in unico calderone e, poi, porre ai medici la domanda: "Volete più soldi per voi o volete dare servizi migliori ai cittadini? Perché tutte e due le cose non si possono avere". Per anni, i medici italiani hanno accettato di non mettere il loro tornaconto davanti a quello generale. Ma, adesso, ne fanno (con qualche ragione) un discorso di dignità. Basta andare a vedere quanto prende un sanitario se lavora la domenica e quanto vale, adesso, l'indennità di esclusività che quella parte della busta paga che dovrebbe risarcire il medico "virtuoso" che sceglie di dedicarsi completamente alla sanità pubblica. Un dirigente medico con oltre 15 anni di anzianità arriva a 3.546 euro mensili tutto compreso (straordinario notturno da 2,7 euro all'ora e festivo da 17,8 euro al giorno). È tanto? È poco? Certo, ci si vive bene. Ma all'estero, con gli stessi livelli si guadagna molto di più e non è detto che la Sanità italiana sia tanto peggiore.

3) La cancellazione del blocco della spesa per il personale che i sindacati definiscono "anacronistico" anche perché fissato ai livelli del 2004. Chiaro che, col 40% dei medici che dovrebbero andare in pensione entro i prossimi 5 anni, sarà necessario aprire un forte turnover a partir dalla stabilizzazione dei precari senza i quali, già oggi, le strutture sanitarie italiane smetterebbero di funzionare.

4) Finanziare almeno 3.000 nuovi contratti di formazione spcialistica post lauream per rispondere alle esigenze del servizio e dare una risposta a circa diecimila giovani medici "chiusi da tempo nel limbo formativo".

Nulla di trascendentale, come si vede. Almeno su questi quattro punti, i medici italiani (veterinari compresi) si sono dimostrati compatti. Qualche risposta dalla politica dovrebbe arrivare. Anche perché il nostro (ottimo, rispetto al resto del mondo) Sistema Sanitario Nazionale non può permettersi di scendere ancora come livello. Al di sotto, poi, è difficile riprendersi.

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