Sbarchi, scoperta rete trafficanti di uomini: diversi fermi

Palermo, 20 apr. (LaPresse) - Diversi fermi sono stati eseguiti dalla polizia nelle province di Palermo, Agrigento, Catania, Milano, e Roma nei confronti dei componenti di una organizzazione transnazionale che favoriva l'immigrazione clandestina. L'indagine è condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo. I fermati sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere, favoreggiamento dell'immigrazione e della permanenza clandestina. L'organizzazione era composta da eritrei, etiopi, ivoriani, guineani e ghanesi. "Centinaia", secondo gli investigatori, gli ingressi favoriti dalla rete di trafficanti. L'operazione sarà illustrata nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 11, negli uffici della Procura di Palermo.

TRA I FERMATI ANCHE ORGANIZZATORE VIAGGIO OTTOBRE 2013. Tra i soggetti coinvolti nell'inchiesta figurano Ermias Ghermay, cittadino etiope, e Medhane Yehdego Redae, cittadino eritreo, ritenuti dagli investigatori "tra i più importanti trafficanti di migranti" che operano sulla cosiddetta "rotta libica". Ghermay, che agisce nelle zone di Tripoli e Zuwarah, è latitante dal luglio del 2014, in quanto destinatario di un provvedimento restrittivo, esteso anche in campo internazionale, emesso nell'ambito delle indagini sul tragico naufragio del 3 ottobre 2013 nei pressi di Lampedusa, in cui persero la vita 366 migranti. L'uomo è considerato l'organizzatore di quel tragico viaggio.

EMERSI CELLULA OPERANTE IN ITALIA E MOVIMENTI DENARO. Le indagini, inoltre, hanno consentito di individuare una cellula della stessa organizzazione, complementare a quella operante in Africa. La cellula è composta da cittadini eritrei in Italia, nelle province di Palermo, Agrigento, Catania e Milano: i componenti favoriscono la permanenza di migranti clandestini in Italia e ne agevola l'espatrio verso altri Paesi dell'Unione europea, in particolare Norvegia, Germania, e Svezia. Nel corso delle indagini, inoltre, sono emersi movimenti di denaro, tramite canali illegali, per centinaia di migliaia di euro.

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