Sbarchi, avvocato rifugiati: Europa scommette su loro morte

di Fabio De Ponte

Roma, 11 mag. (LaPresse) - "Non c'è nessuna via legale per arrivare in Italia" e l'unico modo è imbarcarsi e tentare la sorte via mare. "E' come se l'Europa scomettesse sul fatto che questa gente muoia".

Alessandra Ballerini è avvocato. Da anni è impegnata sul fronte immigrazione ed è consulente dell'organizzazione umanitaria Terres des Hommes. Sulla vicenda ha le idee molto chiare.

Domanda: Qual è l'origine del problema?

Risposta: "Non c'è nessuna via legale per arrivare in Italia anche se sei un rifugiato. Quando arrivi vivo, la commissione ti risconosce lo status di rifugiato. Ma non c'è un modo per avere un visto di ingresso per far valere quel diritto senza rischiare la vita a mare. Da qui nasce tutto il problema dei barconi".

D: Sembra una contraddizione.

R: "Sembra un cinico gioco a premi. Se arrivi vivo vinci il fatto che sei un profugo. E' come se l'Europa scomettesse sul fatto che questa gente muoia. Poi, una volta che arrivano, gli riconosciamo il diritto d'asilo. Ma lo possono esercitare solo quando arrivano qui. Un canale legale di ingresso permetterebbe di risolvere a monte il problema".

D: Ma con le ultime stragi c'è stata una presa di coscienza europea. O no?

R: "In realtà sembra più che altro, con questi ultimi novecento morti nel Canale di Sicilia, che l'Ue si stia preoccupando di spostare il problema, di fare in modo che vadano a morire da un'altra parte".

D: Allora cosa bisognerebbe fare?

R: "Si potrebbe attivare la direttiva 55 del 2001, che prevede in caso di massiccio afflusso di sfollati e profughi, che gli Stati diano una protezione temporanea. Permette di semplificare le procedure. D'altra parte, un siriano cosa deve dimostrare? Una volta che ha detto che è siriano, cosa deve aggiungere? E' chiaro che ha diritto all'asilo. Si risparmierebbero tempo e risorse".

D: E poi?

R: "L'altra questione è quella del tetto. Non possiamo prevedere un tetto di accesso. E' come se dicessimo 'c'è il diritto umano, ma solo per i primi cinque che arrivano'. Non ha senso stabilire un tetto massimo. Bisogna rivedere le regole di Dublino e ottenere un Mare Nostrum europeo".

D: Queste sono le stesse cose che sta chiedendo il Governo italiano a Bruxelles.

R: "Finora sono solo stati triplicati i fondi di Triton, ma non ne è stato cambiato il mandato. Perciò tuttora Triton non ha il soccorso in mare tra le finalità".

D: Ma sulla distribuzione dei rifugiati in Ue l'Italia sta chiedendo una revisione delle norme, con una distribuzione per quote.

R: "Non basta. Ci vuole un standard europeo di accoglienza in Italia.

Gli altri Paesi Ue sanno che da noi le persone transitano ma non restano, perché noi diamo una pessima accoglienza. Abbiamo sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo che dicono che l'Italia sottopone i rifugiati a trattamenti inumani e degradanti. Da qui anche nasce il conflitto con gli altri Paesi Ue".

D: Affondare i barconi sarebbe un contributo positivo o negativo?

R: "E' poco fattibile, perché i fondali libici sono estremamente bassi e si può partire da qualsiasi punto. Secondo alcune stime ci vorrebbero 150 navi per fare un blocco navale. E comunque bombardarli significherebbe dover chiedere il consenso del governo libico, che non esiste. Ma anche superando tutti questi elementi, una azione di questo genere certo non esaurirebbe certo la disponibilità di imbarcazioni: ne farebbe soltanto aumentare i prezzi".

D: E se l'azione avesse successo e si potessero fermare davvero gli sbarchi in questo modo?

R: "In quel caso si otterrebbe solo l'effetto di bloccare i rifugiati in Libia, un Paese che non ha riconosciuto la convenzione sui rifugiati e questa gente finirebbe nelle carceri libiche.

Abbandoneremmo tutti semplicemente al loro destino".

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