"Imane Fadil uccisa da sostanze radioattive". Procura apre un'inchiesta sulla morte della testimone nel caso Ruby

La ex modella è deceduta il primo marzo scorso alla clinica Humanitas di Rozzano, dove era ricoverata. Aveva rivelato al suo avvocato che temeva di essere stata avvelenata

Imane Fadil, una delle testimoni chiave delle inchieste del Rubygate, sarebbe stata uccisa da un mix di sostanze radioattive. Lo si apprende da fonti sanitarie. In particolare, i medici della clinica Humanitas di Rozzano, che l'avevano in cura, a fine febbraio hanno eseguito un esame tossicologico e un campione di sangue della ragazza è stato analizzato da un centro specializzato di Pavia. Gli esiti avrebbero mostrato la presenza di diverse sostanze letali nel suo sangue. Un'ipotesi che però per il momento non trova conferme sul fronte investigativo.

La ex modella 34enne è morta il 1 marzo scorso nella clinica, dove era ricoverata dal 29 gennaio, e aveva rivelato al suo avvocato che temeva di essere stata avvelenata. A comunicare il decesso della modella è stato il procuratore di Milano Francesco Greco che a LaPresse ha confermato che "la Procura di Milano ha aperto un'inchiesta sulla sua morte e al momento tutte le ipotesi investigative sono aperte", inclusa quella di una morte per avvelenamento.

Imane Fadil, insieme a Ambra Battilana e Chiara Danese, aveva raccontato agli inquirenti delle serate hot ad Arcore e del bunga bunga. Le tre ragazze, che avevano chiesto di costituirsi come parti civili, erano però state escluse dal filone principale del processo Ruby ter perché i giudici della settima sezione penale, davanti ai quali si celebra la tranche principale del processo che vede imputati Silvio Berlusconi e altre 27 persone per corruzione in atti giudiziari, tra cui la stessa Karima El Mahroug e molte 'olgettine', avevano ritenuto che i reati contestati non ledessero direttamente le tre ragazze, ma 'offendessero' lo Stato.

Imane, Ambra e Chiara avevano anche intavolato una trattativa con la senatrice di Forza Italia, Maria Rosaria Rossi, fedelissima di Berlusconi, per un risarcimento in sede extragiudiziale. Da indiscrezioni era trapelato che avessero chiesto danni per 2 milioni di euro. L'accordo, però, non era stato raggiunto e le trattative erano saltate.
 

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