Ruby ter, i legali del Cav: "Morte di Imane nuoce a Berlusconi dal punto di vista processuale"

"Ora le sue dichiarazioni entrano direttamente nel processo e noi non possiamo più procedere con il controesame", spiega l'avvocato Federico Cecconi. Udienza rinviata al 15 aprile

"Dal punto di vista processuale la morte di Imane Fadil nuoce a Silvio Berlusconi". Lo ha detto il difensore del Cavaliere, l'avvocato Federico Cecconi, a margine del filone del processo Ruby ter a carico di Silvio Berlusconi e Roberta Bonasia. "Qua o muore una persona vi è la massima forma di dolore. E non è una frase retorica", ha spiegato il legale sottolineando che "da un punto di vista tecnico processuale questa morte, terribile da quanto si legge sui giornali, nuoce alla difesa Berlusconi perché le dichiarazioni di Imane Fadil entrano direttamente nel processo e noi non possiamo più procedere con il controesame".

Il filone del processo che riguarda l'ex infermiera di Nichelino Bonasia e Berlusconi, che si celebrava davanti alla quarta sezione penale, verrà riunito a quello principale che è pendente davanti ai giudici della settima sezione penale. Dopo il via libera del presidente del Tribunale, Roberto Bichi, che è stato comunicato oggi in aula, saranno i giudici della settima sezione penale a pronunciarsi nel corso della prossima udienza.

Si tornerà in aula il prossimo 15 aprile, data in cui verrà discussa anche l'ammissione delle parti civili Ambra Battilana e Chiara Danese davanti ai giudici della settima sezione penale. Le ragazze, dopo essere state escluse dal filone principale, infatti, nel corso della scorsa udienza avevano chiesto ai giudici della tranche Bonasia-Berlusconi di essere ammesse come parti civili. "Della posizione di Imane Fadil non si è parlato oggi - ha sottolineato ancora l'avvocato Cecconi - tecnicamente di tutta la questione delle parti civili è stata trasferita ad un'altra sezione" e verrà discussa il 15 aprile. Assente oggi in aula anche l'avvocato di Imane Fadil, Paolo Sevesi.

Valori anomali nel sangue - Intanto arrivano nuovi sviluppi sul decesso dell'ex modella. Nel corpo della giovane c'erano tracce di metalli pesanti "anche cento volte" più alte del normale. "Dagli esami sui liquidi biologici effettuati sono stati trovati livelli superiori rispetto alla norma di antimonio e cadmio", ha spiegato il procuratore di Milano Francesco Greco. Sono anche state trovate tracce di molibdeno, cobalto e cromo sia nelle urine che nel sangue della ragazza. Prima di pronunciarsi definitivamente sulla vicenda, però, il procuratore vuole aspettare "l'esito degli esami autoptici".

Per i pm milanesi, al momento, l'ipotesi dell'avvelenamento e quella della morte naturale hanno pari dignità. Da quanto si è saputo, la modella 34enne è stata ricoverata il 29 gennaio con i sintomi di una malattia autoimmune, che inizialmente è stata ritenuta Lupus. Con il passare dei giorni, però, questa diagnosi è stata scartata perché la paziente presentava sintomi di diverse patologie che hanno portato alla progressiva degenerazione sia del midollo osseo che di tutti gli organi interni. Per gli inquirenti si è trattato del "cosiddetto multi organ failure", ossia del collasso progressivo degli organi interni, e proprio per questo è particolarmente complesso individuare le cause della morte della giovane.

Per il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e i pm Luca Gaglio e Antonia Pavan, che stanno indagando sulla vicenda, in ogni caso non si può escludere la pista dell'avvelenamento sia perché "siamo di fronte ad una morte che non ha risposte cliniche" sia perchè Imane dal 12 febbraio in avanti aveva detto al fratello Tarek e all'amico che la ospitava dal novembre scorso di essere stata avvelenata. Solo l'autopsia potrà chiarire il quadro che i medici dell'Humanitas non sono riusciti a capire in tempo per salvare la ragazza. Prima dell'esame autoptico, che verrà effettuato dall'anatomopatologa Cristina Cattaneo e dal suo pool all'Istituto di Medicina Legale di Milano, verranno eseguiti dei "carotaggi" sugli organi della modella, in particolare fegato e reni, per verificare l'eventuale presenza di radioattività.

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