Rovigo, parroco: Nessun rancore di genitori bimbo morto per il nonno

Venezia, 13 ott. (LaPresse) - Li aveva sposati, aveva battezzato Davide e la sua sorellina. Don Antonio Genovese, attualmente parroco di Montebelluna (Treviso), ma per quindici anni a capo della parrocchia di San Vito e Modesto di Spinea (Venezia), conosce bene la famiglia Giacometti. "Li ho sentiti ieri - dice don Antonio - sono forti, sono ragazzi di fede, ce la faranno. Una tragedia immensa, ho cercato di consolarli. Erano i migliori genitori del mondo, i migliori che un bambino potesse sperare di avere". Il dolore per la tragedia non si è trasformato in odio nei confronti del nonno Danillo. "Nessun rancore nei confronti del nonno. Solo tanto dolore. Danillo amava quel bambino, probabilmente non ha retto davanti alle sofferenze di Davide. Quel gesto voleva essere un gesto di amore, per alleviare le sue pene", ha detto.

A trovare i corpi di Danillo Giacometti, 73 anni, e il piccolo Davide, 5 anni, domenica pomeriggio, era stato lo zio, poliziotto fuori servizio, mentre stava facendo jogging sull'argine del fiume Adigetto a Lendinara (Rovigo). Il nonno non ha lasciato nessun messaggio sulle ragioni del suo gesto, ma il piccolo Davide soffriva di una malattia genetica molto grave che gli impediva anche di camminare correttamente. I genitori del bambino, che risiedono con il piccolo a Spinea (Venezia), avevano affidato Davide al nonno paterno per poter partecipare a un convegno sulla malattia. Appresa la notizia sono accorsi immediatamente sul posto. Starà al pm di Rovigo Monica Bambana ora decidere se effettuare l'autopsia per accertare le cause della morte di nonno e nipote, anche se pare non ci siano dubbi sul fatto che si tratti di un suicidio.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata