Roma, uccide il cane di suo figlio gettandolo dal settimo piano
L'onorevole Brambilla: "Denunceremo per maltrattamento e violenza privata l'autore di questo inqualificabile gesto"

"Tutte queste pagliacciate... è solo un cane", così avrebbe dichiarato un uomo di 44 anni dopo che, per motivi ancora da chiarire, ha gettato la cagnolina di suo figlio dal balcone.

Un gesto folle, accaduto nella serata del 18 aprile a Roma, in zona Laurentino, davanti agli occhi del figlio quindicenne e della moglie. Il ragazzo è scoppiato in lacrime, mentre suo padre ha rischiato il linciaggio da parte dei vicini, che hanno chiamato la polizia. Ma la violenza non si è limitata al jack russell: l'uomo, infatti, avrebbe assalito anche i poliziotti che lo interrogavano sull'accaduto.  

"Denunceremo per maltrattamento e violenza privata - ha dichiarato l'onorevole Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell'Ambiente e del Movimento animalista - l'autore di questo inqualificabile gesto: la violenza è inaccettabile sempre, contro le persone e contro gli animali, e quest'ultima a maggior ragione se compiuta davanti ad un minore. Anche per questo chiediamo l'immediato intervento dei servizi sociali e al pm l'allontanamento del responsabile dal nucleo familiare".

"Nel caso specifico - sottolinea l'ex ministro - l'episodio è aggravato dal fatto che una persona di minore età ha subito una violenza morale e psicologica, dalla quale durerà fatica a riprendersi. Bisogna riconoscere la pericolosità sociale di chi compie atti del genere, un individuo evidentemente violento tanto nei confronti degli animali quanto dei familiari: una volta di più, purtroppo, vediamo che le due cose vanno a braccetto. Chi è violento con gli animali è violento anche con gli esseri umani, soprattutto con i più deboli".

"Proprio nei giorni scorsi - aggiunge Brambilla - è stato pubblicato il secondo rapporto sul maltrattamento animale in italia, a cura di Silvia Premoli e Giovanna Rossi, che, in mille pagine, raccoglie solo, e qui l'avverbio va sottolineato, i casi di maltrattamento riportati dalla stampa nazionale e locale o sul web. Non ci sono, né potrebbero esserci, gli infiniti casi mai denunciati o senza testimoni o semplicemente ignorati dalle cronache. Anche così parliamo di circa 600 episodi gravi che molto spesso si concludono con la morte dell'animale, o degli animali coinvolti, e in buona parte restano impuniti perché non ne sono individuati gli autori. È una vera e propria epidemia di violenza, che impone non soltanto una riflessione culturale ma un intervento legislativo, come quello che da tempo propongo, per inasprire le sanzioni penali a carico di chi commette i reati di maltrattamento di uccisione di animali".

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