Roma, rubate 20 'pietre d'inciampo' a Monti. Raggi: "Memoria esige rispetto"

Estratti i mattoncini con i nomi di vittime del nazifascismo appartenenti alla famiglia di ebrei romani Di Consiglio

Venti pietre d'inciampo rubate dopo esser state staccate dalla strada nel centralissimo quartiere Monti, a Roma.
I ladri hanno agito di notte e portato via da Via Maria dei Monti 82, le venti piccole opere poste nel 2012 per ricordare la famiglia Di Consiglio. "Il furto delle pietre di inciampo poste in ricordo delle vittime della Shoah è un atto grave. Un oltraggio antisemita. La memoria è e resterà sempre una risorsa civile della nostra società", ha twittato il presidente della Camera Roberto Fico. "Inaccettabile", è il commento della sindaca Virginia Raggi su Twitter che aggiunge: "La memoria esige rispetto".

La procura indaga per furto aggravato dall'odio razziale mentre attende una prima informativa dei carabinieri che stanno scandagliando i video delle telecamere di quartiere e raccogliendo testimonianze.
"Una cosa orribile che lascia senza parole", è il commento di Ada Chiara Zevi, presidente dell'Associazione Arte in memoria, che da anni promuove l'iniziativa delle pietre d'inciampo. "Si tratta di un grave attacco alla memoria della città", sottolinea Zevi che annuncia un 'presidio silenzioso', contro quanto avvenuto, in programma alle 20 nel luogo dove sono state rubate.

Le 'pietre' sono piccole targhe in ottone della dimensione di un sampietrino (10 dieci 10 centimetri), inventate dall'artista tedesco Gunter Demnig in memoria della Shoah. Vengono poste, a spese di privati, davanti alla porta della casa in cui ha abitato la vittima del nazismo o nel luogo in cui è stata fatta prigioniera, sulle quali sono incisi il nome della persona, l'anno di nascita, la data, l'eventuale luogo di deportazione e la data di morte, se conosciuta.

"Quanto avvenuto è uno sfregio antisemita alla memoria di queste persone e alla memoria della città", prosegue Zevi che ricorda il furto precedente, avvenuto nel gennaio del 2012, quando tre sampietrini di ottone dorato dedicati a tre sorelle deportate, vennero rubati da  via Santa Maria in Monticello, pochi giorni dopo esser stati posizionati.

Il presidio in programma alle 20, è promosso da Arte in Memoria e dal primo Municipio che invitano tutti i cittadini a partecipare "per testimoniare il loro sdegno". Aderiscono L'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e la Comunità Ebraica di Roma.

Chi erano le persone cui sono dedicate le pietre - È una storia particolarmente tragica quella della famiglia Di Consiglio di cui hanno fatto parte le 20 persone cui erano dedicate le pietre d'inciampo rubate in Via Madonna Dei Monti, a Roma. Mosè e Orabona Di Consiglio, avevano dieci figli, tra i quali Ester, madre di Giulia Spizzichino, che dopo la morte dei suoi cari sostenne il testimone della loro terribile fine. Il figlio maggiore di Mosè, Salomone detto Pacifico, viveva a San Lorenzo, ma la casa venne distrutta dal bombardamento del 19 luglio del 1943, costringendolo a spostarsi con la moglie Gemma Di Tivoli e i nove figli, in via Madonna dei Monti, dove vivevano e avevano il negozio i suoi genitori. Dopo il rastrellamento del 16 ottobre del '43, la famiglia di Giulia si nascose in via Guido Reni, ma a causa di uno strano episodio con un ufficiale nazista, si spostò dalla zia Gemma al Rione Monti, di fronte ai nonni. La notte del rastrellamento, le due nuore di Mosè, Celeste ed Enrica con i loro bambini si erano fermate a dormire a casa delle rispettive madri in piazza Giudia e vennero prese nella razzia. Due giorni dopo, con gli altri oltre mille ebrei romani, vennero mandati ad Auschwitz; Celeste e i bambini vennero uccisi all'arrivo, mentre Enrica morì successivamente. I mariti Cesare e Graziano si salvarono dal rastrellamento, ma Cesare fu ucciso alle Fosse Ardeatine mentre Graziano, preso per strada, si ritrovò a Fossoli con il resto della famiglia, arrestata su delazione il 21 marzo del 1944. I sei uomini, Mosè, Franco, Marco, Santoro e Salomone Di Consiglio con Angelo Di Castro, marito dell'altra figlia, Clara, morirono anche loro alle Fosse Ardeatine. L'altro zio di Giulia, Leonello, marito della zia Gemma, venne preso a maggio.

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