Roma, militare suicida a Palazzo Grazioli: è il terzo in 6 mesi
Si chiamava Enrico De Mattia, caporal maggiore di 25 anni, originario di Angri in provincia di Salerno. SI tratterebbe di motivi sentimentali

Si è chiuso in bagno e con la pistola di ordinanza si è sparato alla testa. Si è ucciso così Enrico De Mattia, caporal maggiore di 25 anni, originario di Angri, in provincia di Salerno, durante il turno pomeridiano a Palazzo Grazioli, la residenza romana di Silvio Berlusconi, mentre era 'capo muta' nell'operazione 'Strade Sicure'.

A darne notizia il sito web su sicurezza e difesa Grnet.it. A confermarlo anche lo Stato maggiore dell'Esercito che, benché il suicidio si fosse consumato nella giornata di venerdì 27 luglio, non aveva reso noto l'accaduto per informare i familiari del ragazzo e prestare il sostegno necessario in questi drammatici eventi. I genitori di De Mattia, infatti, sono stati accompagnati immediatamente a Roma per il riconoscimento della salma e per ricevere il massimo supporto psicologico.ù

Il militare, secondo quanto si apprende da fonti del ministeroe, stava attraversando un periodo sentimentalmente difficile, tanto che il gesto, dopo aver parlato con parenti e amici, sarebbe riconducibile proprio a problemi 'di cuore'.

La morte del caporal maggiore, secondo quanto riporta Grnet.it, segue ad altri due suicidi, tre in sei mesi, tutti ragazzi sotto il comando del generale Raudino: a febbraio 2018 un bersagliere di 29 anni, di Taranto, si è tolto la vita nello stesso modo nella stazione metro di Barberini, nel centro di Roma. A dicembre 2017 un altro Granatiere di stanza a Spoleto (Perugia) si è impiccato mentre era in licenza dopo il periodo di servizio nell'operazione 'Strade Sicure'.

Il sito web punta, quindi, il dito sulla gestione della stessa operazione e sostiene di aver rilevato sofferenza fisica da parte del militari (condizione che è peggiorata anche a causa del gran caldo e delle condizioni di lavoro) ma, soprattutto, dal punto di vista psicologico. Per questa ragione 150 di loro hanno preso carta e penna e hanno scritto all'avvocato, si legge sulla pagina web dell'agenzia. Stando a quello che ha appreso GrNet.it, i soldati che a Roma svolgono questo servizio non "staccano mai: vengono letteralmente bombardati di messaggi sul proprio cellulare provenienti dai propri ufficiali che sfruttano dei gruppi WhatsApp appositamente creati per inviare 'cazziatoni' a qualsiasi ora del giorno e della notte".

Tutti scenari che, viene spiegato dallo Stato maggiore dell'Esercito, verranno accerti e verificati dagli inquirenti "a cui la Forza Armata collabora, con la massima trasparenza e piena disponibilità". Intanto, attorno alla famiglia si stringe prima fra tutti il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta: "Commozione e cordoglio mi uniscono alla notizia del tragico episodio che ieri, a Roma, ha coinvolto uno dei nostri militari impegnati nell'operazione Strade Sicure. Esprimo la mia più sentita vicinanza alla famiglia in questo momento di dolore".

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