Roma, edilizia e corruzione: arrestati quattro impiegati comunali

Scoperto un giro di mazzette 'salta la coda' attraverso le quali i professionisti coinvolti riuscivano ad ottenere in pochi giorni il rilascio dei permessi

Tre dipendenti del Campidoglio e uno di una società in house del Comune sono stati arrestati nell'ambito di un'inchiesta che ha fatto emergere un giro di corruzione intorno ai permessi legati all'edilizia.
Nell'ambito della stessa inchiesta, coordinata dal Comando provinciale della guardia di finanza sono state interdette dall'esercizio della professione nove persone tra architetti, ingegneri e geometri.

Le indagini, dirette dalla procura della Repubblica e condotte dal Gruppo tutela spesa pubblica del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, hanno fatto emergere un giro di mazzette 'salta la coda' attraverso le quali i professionisti coinvolti riuscivano ad ottenere in pochi giorni il rilascio di copia di documenti edilizi che, seguendo l'ordinaria procedura, avrebbe richiesto tempo più lunghi. Gli accertamenti, scaturiti dalla denuncia presentata da un dirigente dell'Ente locale, hanno evidenziato "un inquietante mercimonio di pubbliche funzioni - scrive chi indaga - nel cui contesto gli 'ordinativi' venivano effettuati telefonicamente ed era previsto un 'tariffario' che contemplava sconti per i clienti abituali o in caso di plurime richieste". Neppure il trasferimento di uno degli arrestati ad altro incarico è stato sufficiente a impedire la prosecuzione delle attività illecite.

Oltre alla riduzione dei tempi di evasione delle pratiche, il sistema consentiva di risparmiare il versamento dei diritti, seppur di importo ridotto, previsti per la consegna o consultazione dei documenti. Come viene stigmatizzato nel testo dell'ordinanza, "si tratta di un vero e proprio 'mercato parallelo', un secondo lavoro che i dipendenti esercitano all'interno dell'ufficio, con i mezzi dell'ufficio, ed in contrasto con le regole interne ad esclusivo beneficio dei professionisti che li hanno assoldati".
I quattro finiti agli arresti domiciliari dovranno rispondere del reato di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio.
 

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata