Roma, detenuta uccide i figli in carcere: "Sono buona madre, volevo proteggerli"

Alice Sebesta ha lanciato i suoi bimbi sul pavimento del carcere di Rebibbia: "Volevo liberarli". Convalidato il fermo per duplice omicidio

"Sono una buona madre, sono consapevole di quello che ho fatto. Volevo liberare i miei figli, avevo paura della mafia e li volevo proteggere. Ero impaurita delle cose che leggevo sui giornali". È quanto detto da Alice Sebesta, la detenuta di Rebibbia che ha ucciso i suoi due figli scagliandoli sul pavimento del carcere. Al termine dell'interrogatorio di convalida che si è tenuto nell'ospedale Sandro Pertini dove la donna è ricoverata, la gip Antonella Minunni ha convalidato il fermo per duplice omicidio e disposto il carcere.

Mentre va avanti l'indagine interna del ministero su quanto accaduto, e sul perché una donna con seri problemi psichici fosse trattata come se quei problemi non esistessero, torna in primo piano il tema della detenzione per le madri con figli piccoli a carico e l'assoluta carenza di strutture adatte allo scopo. Sono una cinquantina le madri detenute in Italia con figli al seguito minori di 3 anni. Tredici, secondo i dati forniti dal Dap a fine agosto, quelle detenute nel carcere romano di Rebibbia dove martedì si è consumato il duplice infanticidio. Per attenuare le conseguenze negative della permanenza in carcere dei bambini, la legge n. 62 del 21 aprile 2011 prevede la creazione di istituti a custodia attenuata, i cosiddetti Icam, concepiti per creare una atmosfera di casa 'normale', più simile a un asilo che a un carcere, in modo da evitare ai minori i traumi della detenzione. In Italia, oltre all'Icam di Milano sono attivi quello di Venezia, Senorbì (in provincia di Cagliari) e Torino. Nelle altre città, a cominciare da Roma, non esistono soluzioni alternative al carcere.

Sebesta, tedesca di origini georgiane, era in custodia cautelare da meno di un mese, con l'accusa di traffico di droga per esser stata trovata in possesso di un carico di dieci chili di marijuana. Martedì, era uscita in giardino con le altre mamme detenute e i piccoli, per poi rientrare nell'istituto poco prima dell'ora del pranzo: ha lasciato l'area verde, è salita lungo i pochi gradini di ingresso e improvvisamente ha scagliato con violenza i bimbi sul selciato. La figlia, di soli sei mesi, è morta in pochi minuti: inutile l'intervento degli operatori e il tentativo di rianimarla. Sono apparse subito disperate le condizioni dell'altro bimbo, di un anno e mezzo, ricoverato all'ospedale Bambino Gesù e morto a due giorni di distanza.

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