Rifiuti, Italia a due velocità: "Nord in media Ue, costi alti al Sud"
Dove il servizio è peggiore la spesa media annuale per famiglia è più elevata

La raccolta differenziata in Italia viaggia a due velocità. Il Nord ha una media del 64% di raccolta, a un passo dal traguardo del 65% stabilito dalle direttive Ue, e quasi tutte le province superano il 50%. Il Sud resta molto lontano e non raggiunge il 38% di media, tra situazioni fortemente arretrate e costi più esorbitanti. Il paradosso è che proprio dove il servizio è peggiore la spesa media annuale per famiglia è più elevata.

In media nel 2017 il costo del servizio è stato di 271 euro al Nord, di 353 al Centro e 363 al Sud. A fronte di questo, nel Mezzogiorno si ricorre ancora in modo preponderante al trattamento in discarica (62%), mentre al Nord il 69% dei rifiuti è avviato a trattamento negli impianti di recupero energetico. Questa la fotografia del settore rifiuti urbani scattata dal Green Book 2018, realizzato per Utilitalia dalla Fondazione Utilitatis in collaborazione con Cassa depositi e prestiti, presentato oggi a Roma al Tempio di Adriano. Dal report emerge un forte squilibrio sugli impianti, soprattutto in relazione ai target europei.

Per quanto riguarda i costi, una famiglia tipo (tre persone che vivono in 100 metri quadri) l'anno scorso ha speso mediamente 227 euro in un Comune sotto i 50mila abitanti e 334 euro in un Comune con più di 200mila residenti. "Non si può non mettere in evidenza l'eterogeneità che caratterizza la situazione nazionale - osserva il vicepresidente di Utilitalia, Filippo Brandolini -. Con il paradosso che si registrano costi maggiori là dove qualità ed efficacia del servizio sono invece inferiori". Il Green Book arriva a pochi giorni dall'approvazione, lo scorso 18 aprile, del pacchetto Ue sull''economia circolare', frutto di un accordo raggiunto dalle istituzioni europee. Le nuove regole stabiliscono che entro il 2035 i rifiuti urbani conferiti in discarica non dovranno superare il 10% del totale.

"Il via libera del Parlamento europeo al pacchetto di misure sull'economia circolare comporterà un'evoluzione nell'organizzazione dei servizi e delle imprese, ma c'è molta attesa anche dall'avvio concreto della regolazione sul settore rifiuti da parte dell'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera)", sottolinea Brandolini. In questo senso la stima del fabbisogno nazionale italiano di investimenti in raccolta differenziata e nuovi impianti è di circa 4 miliardi di euro. A calcolarlo è un'analisi su un panel di gestori a partecipazione pubblica curata dalla Cassa depositi e prestiti.

Gli investimenti complessivi dei gestori presi in esame dallo studio, nell'arco temporale 2012-2017, ammontano a 1,4 miliardi di euro. Il trend registrato dal report è positivo: nel 2017 gli investimenti in raccolta sono aumentati del 73% rispetto al 2012. Quelli in impianti di selezione e valorizzazione delle frazioni differenziate passano da 9 milioni di euro nel 2012 a circa 18 milioni di euro nel 2017. Ed emerge un incremento complessivo di circa il 60% del volume di investimenti pianificati tra il 2018 e il 2021, rispetto a quelli realizzati nei quattro anni precedenti. Dall'analisi dei 575 gestori individuati, emerge che, nel 2016, il settore dell'igiene urbana ha registrato oltre 12 miliardi di fatturato, occupando 90.433 addetti. In termini numerici, il 75% delle aziende è rappresentato da Monoutility focalizzate esclusivamente sul settore dell'ambiente, mentre il restante 25% da aziende Multiutility attive anche in altri servizi pubblici locali. "I dati cristallizzano il mancato compimento del disegno normativo secondo cui il ciclo integrato dei rifiuti deve essere organizzato per ambiti territoriali di dimensioni adeguate - ha rilevato Valeria Garotta, direttore della Fondazione Utilitatis - dal permanere dell'inoperatività di alcuni enti di governo d'ambito, all'elevata frammentazione gestionale; dagli squilibri territoriali nell'assetto impiantistico, all'elevato numero di gare bandite per singoli comuni e brevi durate. L'auspicio è che la prossima edizione del rapporto possa catturare importanti cambiamenti".
 

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