Riace, il pm: "Sindaco antimafi?. Se avesse dato fastidio non glielo avrebbero lasciato fare"

L'intervista di LaPresse al procuratore di Locri, Luigi d'Alessio. "Domenico Lucano ha violato la legge con naturalezza. Salvini? Non detto linea politica"

Ha violato la legge con una allarmante naturalezza". Così, a LaPresse, il procuratore di Locri, Luigi d'Alessio, parlando del sindaco di Riace, Domenico Lucano, finito agli arresti domiciliari con le accuse di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti. L'operazione della guardia di finanza, ribattezzata Xenia, coinvolge 31 persone, tra cui la compagna del primo cittadino. "Accusano la procura di fascismo. Salvini? Io non detto le linee politiche", dice il pm.

Cosa emerge dall'indagine?
"Una serie di illeciti e una visione assolutamente personalistica dell'organizzazione dell'accoglienza, fatta senza alcuna considerazione delle regole previste e in barba alle norme di legge. Vi è stata una allarmante naturalezza da parte del sindaco Lucano e della sua compagna nel trasgredire le norme, civili, amministrative e penali. Un esempio? Simulando matrimoni e falsificando carte di identità, il tutto finalizzato a fare entrare illecitamente migranti in Italia. Il fine non può giustificare i mezzi: il fine può essere condivisibile, ma se tutti facessero così..."

L'arresto del sindaco ha spaccato la politica italiana.
"Io comprendo tutti quelli che hanno avallato l'idea del 'sistema Riace'. Molti, come padre Alex Zanotelli, sono persone di animo nobile. Non potevano sapere le modalità con cui il sindaco Lucano espletasse questa accoglienza. Comprendo meno quando, all'esito delle indagini, si parla di un atteggiamento fascistoide della procura. È un giudizio superficiale, a meno che non si condivida l'idea che il fine giustifichi i mezzi: questo un atteggiamento fascistoide. Noi abbiamo un obbligo: perquisire chi viola la legge, anche quando ci può dispiacere".

Il problema di Riace si chiama 'ndrangheta. Non pensa che un sistema di accoglienza come quello del sindaco Lucano fosse un contrasto agli interessi della criminalità organizzata di stampo mafioso sul settore?
"Non penso che possa essere di contrasto. Indubbiamente Lucano è riuscito a dare un'opportunità diversa. Se l'avesse perseguita per fini sociali si poteva fare di meglio. Sul discorso del contrasto e della estraneità della mafia, sinceramente, non posso che essere prudente. Siamo ancora in una fase in cui non è emerso nulla, né in un modo né nell'altro. Se quello di Lucano fosse stato un contrasto fastidioso per la criminalità organizzata di stampo mafioso non credo che sarebbe riuscito a portarlo avanti, che glielo avrebbero fatto fare".

L'arresto del sindaco di Riace gioverà alla politica anti migratoria del ministro dell'Interno Matteo Salvini?
"L'uso politico che può essere fatto della notizia non è compito mio, e nemmeno prevederlo. Non sta a me dettare la linea politica. Io porto avanti un discorso di legalità e di rispetto delle norme. A volte lo si fa anche con dispiacere, ad esempio quando ti rendi conto che progetti come quello di Riace rischiano di sprofondare. Ma non posso dire altro. Posso augurarmi che il progetto venga portato avanti nella legalità, se possibile".
 

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