REPORTAGE - In viaggio tra la neve e l'angoscia dell'Abruzzo
I giornalisti di LaPresse nelle zone colpite dal sisma e dal maltempo

"Noi dal 2009 abbiamo paura: è difficile anche dormire". Le parole di un albergatore di Penne, nel cuore del Pescarese, raccontano alla perfezione il disagio 'perenne' dei cittadini abruzzesi, dal terribile sisma dell'Aquila alle nuove scosse di ieri. Proprio qui aspettano in angoscia i parenti dei dispersi della tragedia dell'Hotel Rigopiano: al momento le vittime confermate da Titti Postiglione della Protezione civile sono due. In hotel però lavoravano e albergavano una trentina di persone. A più di 24 ore dalla slavina che ha travolto la struttura continuano le ricerche in condizioni impervie. Neve, temperature poco sopra lo zero e un continuo viavai di mezzi di soccorso, dalle jeep militari a grossi mezzi spazzaneve.

Questo, d'altronde, è lo stesso scenario che si può già osservare viaggiando sull'autostrada da Roma all'Aquila, dove si notano poche auto e molti autocarri per il ripristino della viabilità.  Dopo la galleria autostradale del Gran Sasso la neve invade le corsie. Il paesaggio si fa lunare: escludendo il tratto ripulito, un muro di un metro e mezzo bianco corre accanto ai veicoli. In Abruzzo piccoli disagi al casello San Gabriele-Colladara per alcuni mezzi pesanti fermi all'entrata e all'uscita.

 

Quando si saluta l'autostrada la statale 150, nonostante qualche piccolo smottamento su un lato, è percorribile in maniera quasi regolare. Ma ad una pompa di benzina tre uomini sconsigliano di andare verso Penne: "La strada è bloccata, potete arrivare solo fino a Cellino", ci dice uno di loro. Eppure, dopo una salita controllata, un funzionario dell'Anas ci rassicura: "Andate avanti, è stato ripulito. E' tutto nero (ovvero si vede l'asfalto, ndr)". Dopo aver percorso distese di ulivi sommersi dalla neve si arriva finalmente dopo quasi un'ora a Penne. Il centro storico è popolato di piccole montagne di neve e impraticabile con l'auto.

Alle porte del centro abitato, in un Palazzetto dello sport che ha ospitato addirittura i campionati italiani di arrampicata sportiva, si svolge un vertice operativo sulla situazione all'Hotel Rigopiano con esercito, vigili del fuoco, Protezione civile, Anas e carabinieri. A 9 chilometri da qui si trova Farindola e  poco più su il resort del Gran Sasso. Per raggiungere la struttura il percorso, secondo i 'coraggiosi' che l'hanno provato, è simile ad una pista da bob e anche con mezzi da emergenza neve dell'esercito si fa fatica ad arrivare in cima. Proprio per questa situazione complessa i soccorritori stanno lavorando "ai limiti del possibile", spiega Curcio dopo il vertice tecnico. In questa fase di incertezza è sicuro che i soccorsi continueranno tutta la notte, perché, "la speranza alimenta il nostro lavoro", aggiunge il numero uno della Protezione civile. La dinamica del disastro appare terribile, con "un'implosione verso l'interno". Scenario confermato dal sindaco di Farindola Ilario Lacchetta: "E' una situazione apocalittica. Siamo sotto shock: è finita Farindola, è finita". Domani sarà una giornata importante, con nuove riunioni tra Penne e Pescara in attesa di aggiornamenti dai soccorritori.

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