Regeni,il grido della sua Fiumicello: Vogliamo verità
L'ambasciatore al Cairo dichiara di aver visto il corpo con segni di violenza, percosse e tortura

 "Giulio è morto per la libertà, ecco perché noi esigiamo giustizia". La piccola Fiumicello, 4.972 abitanti, alza la voce e chiede verità sulla morte del 'suo' Giulio Regeni. Senza urlare e senza bandiere, una richiesta ferma arriva da questo lembo estremo dell'Italia. La terra di Pier Paolo Pasolini, ispiratore del 28enne morto in circostanze ancora tutte da chiarire. "Ce ne fossero di ragazzi così, è morto per i suoi valori. Chiedo giustizia per lui e per quelli come lui. Dubito, credo, che questa giustizia arriverà" racconta un'amica della madre di quello che qui è per tutti Giulio.In oltre mille si sono ritrovati nella piazza davanti al municipio questa sera, poco prima delle 18, per una fiaccolata dedicata a Giulio. In attesa che il suo corpo torni alla sua terra, questo piccolo paesino ha reso omaggio a uno dei suoi giovani migliori. Lo ricorda Paolo Dean, sindaco dal 1999 al 2009, e che condivise il ruolo con Giulio, sindaco dei giovani dal 2001 al 2003: "Fu eletto dai compagni di scuola di medie ed elementari, facemmo venire insieme qui i bambini di Bucarest che vivevano per strada - ricorda Dean - dava segnali già allora di grandi capacità". Difficile da credere che uno così vada in posti pericolosi, "se è successo qualcosa, è stato a sua insaputa, era previdente, non se le andava cercare" garantisce Dean.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata