Regeni, i genitori: "Giulio non è un 'caso'. Feriti da come l'ambasciatore è stato rimandato in Egitto"
"Trovare la verità per Giulio è importante perché i giovani cittadini europei si sentano sicuri"

"Il modo con cui ci è stata comunicata la decisione" di far tornare l'ambasciatore italiano in Egitto "ci ha colpito, ci ha ferito un po'. Si poteva parlarne insieme, se non altro per trovare delle vie". Lo ha detto Claudio Regeni, padre di Giulio, intervistato a 'Che tempo che fa' su Rai1. "Per come ragionano nel Mediterraneo era un resa", ha aggiunto la madre Paola.

"Volevo parlare di alcuni pregiudizi sulla ricerca di Giulio, la sua era economica. Frequentava un corso di studi sullo sviluppo economico e sociale dei Paesi in via di sviluppo con affondi storici. Per questo motivi ci stava un'analisi sui sindacati, lui non studiava solo i sindacati. Tutto si è focalizzato sugli ambulanti perché è stata l'ultima cosa che ha potuto studiare", ha spiegato Paola Deffendi. "Noi volevamo che l'ambasciatore rimanesse in Italia, tutti in Egitto hanno detto: il caso è chiuso. Ci voleva Giulio perché emergesse la situazione del'Egitto?", ha aggiunto.

"Giulio era una persona, se parliamo di un caso sembra che non sia mai esistito. Come genitori sentirsi dire da media e politica che è un caso non ci stiamo". "Era un giovane uomo molto avanti su certe cose, trovare la verità per lui è importante perché i giovani cittadini europei si sentano sicuri. Non deve aleggiare il fantasma di Giulio", ha aggiunto. "Noi siamo quello che Giulio ha espresso, i suoi valori sono i nostri valori", ha detto ancora il padre Claudio.

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