Roma, detenuta uccide la figlia in carcere, il fratellino clinicamente morto: si cerca il padre. Sospesi i vertici di Rebibbia

La decisione del ministro Bonafede dopo che una donna ha lanciato i suoi bambini dalle scale: la neonata è morta, non ci sono più speranze per il piccolo di due anni ricoverato al Bambin Gesù

Sospensione per il direttore della casa circondariale femminile di Roma-Rebibbia, Ida Del Grosso, per la sua vice, Gabriella Pedote, e per il vice comandante del reparto di Polizia penitenziaria, Antonella Proietti. Questa la decisione presa dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, in seguito ai fatti avvenuti martedì nel carcere romano dove una giovane detenuta di origini tedesche ha lanciato i due figli piccolissimi sui gradini nei pressi del nido del carcere uccidendone la figlia neonata e riducendo in fin di vita l'altro di due anni. I provvedimenti sono stati adottati dal capo del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, Francesco Basentini. Inoltre, è in corso un accertamento ispettivo da parte del Dap.

Le condizioni del bimbo sono gravissime. "Le ultime indagini necessarie per la valutazione del quadro clinico hanno confermato la condizione di coma areflessico con elettroencefalogramma isoelettrico. Prosegue supporto rianimatorio avanzato. È in programma l'avvio della procedura di accertamento di morte cerebrale", scrive l'ospedale Bambino Gesù in una nota. La Procura lancia un appello per rintracciare il padre del piccolo e ottenere da lui l'autorizzazione all'espianto degli organi. Il nome dell'uomo, Ehis E., nigeriano, compare sul documento del piccolo Divine (nato il 2 febbraio 2017), e su quello della sua sorellina, Faith (nata il 7 marzo 2018). L'appello dei magistrati è a chiunque possa dare informazioni utili a trovare l'uomo per metterlo al corrente della situazione, e invitarlo a chiamare la direzione sanitaria dell'ospedale Bambino Gesù (06 68592424), o i carabinieri del nucleo investigativo di via In Selci (06 48942931). 

La ragazza, tedesca di origini georgiane, era detenuta in custodia cautelare da meno di un mese, con l'accusa di spaccio di droga. La scheda della donna non riportava particolari problemi psicologici, né episodi di aggressività o autolesionismo. A metà mattina era uscita in giardino con le altre mamme detenute e i piccoli e nulla sembrava far presagire la tragedia che si sarebbe consumata di lì a pochi minuti: la donna ha lasciato la piccola area verde per rientrare, è salita lungo i pochi gradini di ingresso e poi ha scagliato con violenza i suoi bimbi sul selciato. Per la figlia, di soli quattro mesi, non c'è stato nulla da fare: inutile l'intervento degli operatori e il tentativo di rianimarla. Gravissime le condizioni dell'altro bimbo, di due anni, ricoverato all'ospedale Bambino Gesù e sottoposto a un delicatissimo intervento chirurgico alla testa, con il quale i medici hanno tentato di salvargli la vita. A Rebibbia si è recata il procuratore aggiunto Maria Monteleone, che coordina il pool dei magistrati che si occupa dei reati sui minori. Nel fascicolo a carico della donna si indaga per omicidio e tentato omicidio. Gli investigatori hanno ascoltato già alcune testimonianze degli operatori e delle altre detenute. Il guardasigilli Alfonso Bonafede ha annunciato l'apertura di un'indagine interna del ministero sull'accaduto. 

"Una tragedia che ci coinvolge tutti. Due piccoli innocenti ai quali è stata offerta solo una vita in carcere. Sabato celebreremo la santa messa in memoria della piccola che non c'è più e per il suo fratellino che lotta per la vita. I nostri stessi ospiti ci hanno chiesto di fermarci a pregare per questi due piccoli angeli", dichiara Alessandro Pinna, presidente dell'Isola solidale, una struttura nata oltre 50 anni fa a Roma e che accoglie i detenuti (grazie alle leggi 266/91, 460/97 e 328/2000) che hanno commesso reati per i quali sono stati condannati, che si trovano agli arresti domiciliari, in permesso premio o che, giunte a fine pena, si ritrovano privi di riferimenti familiari e in stato di difficoltà economica. "Occorre - aggiunge - puntare di più sulle pene alternative soprattutto in presenza di minori innocenti. Il carcere ha valore solo in un'ottica di riabilitazione e di formazione senza le quali non si può pensare ad una riscatto umano e sociale per i detenuti".

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata