Reati in calo, ma cresce la paura: un italiano su 4 vuole una pistola
La fotografia scattata dal primo rapporto Censis e Federsicurezza

Cresce la voglia di sicurezza 'fai da te'. Il 39% degli italiani (era il 26% nel 2015) è favorevole alla 'pistola facile', cioè all'introduzione di criteri meno rigidi per il possesso di un'arma da fuoco per la difesa personale. Più favorevoli sono le persone meno istruite (il 51% tra chi ha al massimo la licenza media) e gli anziani (il 41% degli over 65 anni). È quanto emerge dal primo Rapporto sulla filiera della sicurezza realizzato dal Censis con Federsicurezza.

E non solo. Le licenze per porto d'armi sono in aumento del 13,8% in 12 mesi (un'arma da fuoco c'è già nelle case di quasi 4,5 milioni di italiani). E poi i reati sono in calo (-10,2% nell'ultimo anno) ma si moltiplicano paure e insicurezza. Le forze dell'ordine diminuiscono e invecchiano (86.000 agenti under 45 in meno dal 2008). E gli italiani si blindano con inferriate e sistemi d'allarme. La filiera della sicurezza può contare su 1.600 imprese di vigilanza privata con 64.000 professionisti.

I rischi della 'pistola facile'. Aumenta il numero degli italiani che possono sparare: nel 2017 - secondo i dati del Censis - nel nostro Paese si contavano 1.398.920 licenze per porto d'armi, dall'uso caccia alla difesa personale, con un +20,5% dal 2014 e +13,8% solo nell'ultimo anno. Complessivamente, oggi c'è un'arma da fuoco nelle case di quasi 4,5 milioni di italiani (di cui 700.000 minorenni).

Reati in calo e concentrati nelle aree metropolitane. Nel 2017 sono stati denunciati 2.232.552 reati, diminuiti del 10,2% rispetto all'anno precedente. In particolare, gli omicidi si riducono dai 611 del 2008 ai 343 dell'ultimo anno (-43,9%), le rapine passano da 45.857 a 28.612 (-37,6%) e i furti scendono da quasi 1,4 milioni a poco meno di 1,2 milioni (-13,9%). La concentrazione dei reati in alcune zone - sottolinea lo studio del Censis - amplifica, però, le paure. In sole quattro province, dove vive il 21,4% degli italiani, si consuma il 30% dei reati. 'Capitale' del crimine è Milano, con 237.365 reati commessi nel 2016 (il 9,5% del totale), poi Roma (con 228.856, il 9,2%), Torino (136.384, pari al 5,5%) e Napoli (136.043, 5,5%). Anche per l'incidenza del numero dei reati in rapporto alla popolazione, il capoluogo lombardo resta in vetta, con 7,4 reati denunciati ogni 100 abitanti, seguita da Rimini (7,2), Bologna (6,6), Torino e Prato (entrambe con 6 reati).

Ma si moltiplicano le paure e la sensazione di insicurezza. Il 31,9% delle famiglie italiane percepisce il rischio di criminalità nella zona in cui vive. Le percentuali più alte si registrano al Centro (35,9%) e al Nord-Ovest (33%) ma soprattutto nelle aree metropolitane (50,8%) dove si sente insicuro un cittadino su due. La criminalità continua ad essere ritenuta un problema grave per il Paese, segnalato dal 21,5% degli italiani, al quarto posto dopo la mancanza di lavoro, l'evasione fiscale e le tasse eccessive. Ad essere più preoccupate sono le persone con redditi bassi e che vivono in contesti più disagiati, secondo cui la criminalità rappresenta il secondo problema più grave (27,1%) dopo la mancanza di lavoro.

Intanto, gli italiani si blindano. Il 92,5% degli italiani adotta almeno un accorgimento per difendersi da ladri e rapinatori. Il più usato è la porta blindata, che protegge le case di oltre 33 milioni di italiani (il 66,3% degli adulti), 21 milioni (il 42%) hanno un sistema d'allarme, più di 17 milioni (il 33,5%) hanno montato inferriate a porte e finestre, quasi 16 milioni (il 31,3%) vetri e infissi blindati. Sono poi più di 15 milioni (il 30,7%) coloro che hanno installato una telecamera e poco meno di 10 milioni (il 19,4%) hanno comprato una cassaforte. Per precauzione, infine, lasciano le luci accese quando escono di casa poco meno di 15 milioni di italiani (il 29%).

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