Progettavano attentati, smantellata rete del mullah Krekar: diciassette arresti

di Alessandra Lemme

Roma, 12 nov. (LaPresse) - Una cellula terroristica con affiliati in Italia e vari Paesi d'Europa che grazie all'utilizzo del web era dedita al "reclutamento e la radicalizzazione" di militanti da far combattere con l'Isis. Il gruppo sarebbe stato pronto a organizzare attentati e rapimenti di diplomatici in Europa. La presunta organizzazione criminale è stata scoperta dai carabinieri del Raggruppamento operativo speciale (Ros) che in collaborazione con le autorità giudiziarie di diversi Paesi europei hanno arrestato 17 persone con l'accusa di associazione con finalità di terrorismo internazionale: di questi 16 sono curdi iracheni, cui si aggiunge un cittadino kossovaro. Sette le persone finite in manette in Italia; tra Regno Unito, Norvegia e Finlandia gli altri fermi. Per uno dei 17 è stata richiesta l'estradizione dalla Svizzera. Il mullah Krekar, ritenuto capo dell'organizzazione, al momento dell'arresto era già detenuto in Norvegia.

IL MULLAH CAPO DEL GRUPPO - Najmuddin Ahmad Faraj, alias mullah Krekar, è secondo gli investigatori il capo della presunta organizzazione terroristica internazionale decapitata dall'operazione Jweb (dove 'j' sta per jihad). Da Oslo, in Norvegia, dov'era detenuto, il mullah Krekar, già fondatore nel 2001 del gruppo curdo sunnita Ansar Al Islam, gestiva il gruppo Rawti Shax. Attraverso di esso Krekar, già arrestato in passato per istigazione all'odio e alla violenza, puntava a "educare una nuova generazione di curdi iracheni sia residenti nelle aree di origine sia appartenenti alla diaspora curda in Europa, ad un'ideologia radicale di matrice religiosa - scrivono gli inquirenti - affinché si preparassero a sostenere una rivolta violenta contro i regimi di infedeli che governano nelle aree curde".

Oltre a questi obiettivi, secondo gli investigatori il gruppo cercava di "entrare in contatto con le organizzazioni terroristiche attive in Kurdistan, quali il Kurdistan Batallion, articolazione di al-Qaeda in Iraq". Avrebbero avuto allo studio anche "l'esecuzione di attentati terroristici in Norvegia quale ritorsione contro l'arresto del mullah Krekar da parte delle autorità locali - scrivono gli inquirenti - o il sequestro di diplomatici all'estero per negoziarne la liberazione in cambio del rilascio dello stesso Krekar". Inoltre secondo chi indaga l'organizzazione raccoglieva denaro da inviare alle famiglie dei combattenti dell'Isis morti in guerra e armi da destinare in territorio europeo in particolare nei Paesi Bassi.

IN TRENTINO ALTO ADIGE LA PRINCIPALE BASE ITALIANA - Merano, in provincia di Bolzano, rappresentava il principale crocevia in Italia del gruppo Rawti Shax. Abdul Rahman Nauroz, arrestato stamane, era secondo gli investigatori "particolarmente attivo nell'attività di reclutamento". L'uomo agiva "sia attraverso internet - scrivono in una nota gli inquirenti - sia attraverso 'lezioni' che teneva nel proprio appartamento di Merano, luogo di riunioni segrete e crocevia di aspiranti jihadisti". Abdul Rahman Nauroz avrebbe più volte cercato, durante gli incontri di convincere i suoi allievi "a partecipare ad azioni armate di guerra o terroristiche pianificate come suicide". La base italiana dell'organizzazione facente capo al mullah Krekar avrebbe avuto un ruolo nel facilitare l'arrivo in Sira di militanti pronti a combattere tra le fila dell'Isis. Tra questi un altro degli arrestati, Hasan Saman Jalal, anche se la sua intenzione di combattere per l'Isis, scrivono gli inquirenti, "non si è mai tradotta in azione".

IL PROGETTO DI ATTENTATI, NON IN ITALIA - "Il progetto degli arrestati prevedeva la possibilità di fare attentati in Medio oriente e anche in nord Europa ma non in Italia". Così Giuseppe Governale, comandante del Ros, secondo il quale gli attentati "potevano coinvolgere rappresentanti diplomatici norvegesi e anche inglesi - aggiunge Governale - per ottenere la liberazione del loro capo che abbiamo sottoposto a intercettazioni in carcere".

LA SCELTA DELLA DATA DEL BLITZ IN RICORDO DEI CADUTI A NASSIRYA - il blitz è scattato oggi, dopo cinque anni di indagini anche "per ricordare i caduti nell'attentato di Nassirya", sottolinea Governale durante le presentazione dell'indagine che si è conclusa nel giorno del dodicesimo anniversario dell'attentato alla base nel sud dell'Iraq nel quale morirono 17 militari e due civili italiani, e nove civili iracheni.

LE ORDINANZE ESEGUITE CON POLIZIE EUROPEE ED EUROJUST - Fondamentale la "collaborazione internazionale" nell'operazione che ha portato ai 17 arresti in vari Paesi d'Europa. Lo sottolineano il procuratore nazionale Antimafia Franco Roberti, e il procuratore generale di Roma, Giuseppe Pignatone."La cooperazione internazionale ha funzionato benissimo", dice Franco Roberti elencando i Paesi che hanno lavorato insieme all'Italia coordinati da Eurojust: Regno Unito, Norvegia, Finlandia, Germania, Svizzera.



IL VIMINALE, NON ESISTONO PAESI A RISCHIO ZERO MA PREVENZIONE FUNZIONA
- Quella di oggi "è una grande operazione antiterrorismo che conferma quanto funzioni la cooperazione internazionale e l'attività di prevenzione dell'Italia". Ha commentato il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, che ha aggiunto: "Non esiste nessun Paese a rischio zero, l'Italia è un Paese esposto al rischio terrorismo perché combatte il Califfo e contro il terrorismo internazionale ma fin qui le cose sono andate bene e hanno funzionato".

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