Processo Aemilia, Iaquinta condannato a 2 anni. Le urla dopo la sentenza: "Vergogna"

Diciannove anni al padre Giuseppe, accusato di associazione mafiosa

Dalla notte di Berlino al rischio di finire in prigione. E' la triste e incredibile parabola di Vincenzo Iaquinta, ex attaccante della Nazionale, della Juventus e dell'Udinese, condannato in primo grado a due anni di reclusione nel processo di 'ndrangheta Aemilia, a Reggio Emilia. L'ex calciatore era accusato di reati relativi al possesso di armi: per lui la Dda aveva chiesto sei anni. Condannato, invece, a 19 anni il padre Giuseppe, con l'accusa di associazione mafiosa.

"Siete ridicoli, vergogna", hanno urlato Iaquinta e il padre uscendo dall'aula del tribunale durante la lettura della sentenza. Iaquinta viene accusato di aver ceduto al padre Giuseppe due pistole con le relative munizioni. Lo stesso ex giocatore aveva regolarmente denunciato il tutto, sostenendo di custodire le armi nella sua abitazione di Reggiolo. L'accusa è scaturita dal fatto che il padre dal 2012 era oggetto di un provvedimento del prefetto di Reggio Emilia che gli proibiva il possesso e ovviamente l'utilizzo di armi da fuoco, viste alcune frequentazioni con presunti affiliati alla 'ndrangheta.

Il processo Aemilia, con 148 imputati in primo grado, scaturisce dalla più grande inchiesta giudiziaria sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nell'economia e nella politica del nord Italia. Nel gennaio del 2015 i carabinieri avevano arrestato oltre 160 persone in Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Calabria e Sicilia.

"Noi la 'ndrangheta non sappiamo neanche che cos'è nella nostra famiglia. Avete capito? Non è possibile, non è possibile. Ma andremo avanti perché non è possibile. Mi hanno rovinato la vita qua. Sul niente", ha dichiarato Iaquinta dopo la condanna. Uno sfogo durissimo, secondo l'ex attaccante dell'Italia la condanna è avvenuta solo "perché sono calabrese? Perché sono di Cutro? Io ho vinto un Mondiale e sono orgoglioso di essere calabrese. Ma non abbiamo fatto niente, perché noi con la 'ndrangheta non c'entriamo niente". "Quattro figli ho: avete capito? Sarà fatta giustizia su di noi. Vergognosi. Senza una prova, senza niente", ha gridato ancora l'ex calciatore.

Nato a Crotone il 21 novembre nel 1979, Iaquinta ha mosso i primi passi da calciatore nel Reggiolo, in provincia di Reggio Emilia. Dopo due anni trascorsi nella squadra emiliana, l'attaccante si è trasferito, a 19 anni, nel Padova in Serie B. Poi due stagioni in Serie C1 al Castel di Sangro e il salto in Serie A, nell'Udinese. L'esordio è datato 1° ottobre 2000, con un gol nel 4-2 contro il Brescia. Per gli appassionati delle statistiche, 58 reti in 176 presenze con la maglia dell'Udinese. L'attaccante fa sognare i tifosi friulani e approda anche in Nazionale, con cui nel 2006 diventa campione del Mondo in Germania. Poco dopo la vittoria del Mondiale, ecco l'approdo alla Juventus, con cui dal 2007 al 2012 segna 30 reti in 86 presenze. Poi una comparsata al Cesena e il ritorno alla Juve, prima del ritiro il 1° luglio 2013.

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